Aeroporto di Palm Beach, l’intitolazione a Trump diventa legge in Florida: manca solo il via libera federale
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Redazione Esteri
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Il governatore della Florida, Ron DeSantis, ha firmato nella giornata di lunedì il disegno di legge che ribattezza ufficialmente il Palm Beach International Airport, trasformandolo in “President Donald J. Trump International Airport”. L’atto, passato nelle scorse settimane con votazioni nette a favore della maggioranza repubblicana sia alla Camera (81-30) che al Senato (25-11) dello Stato, rappresenta l’ultimo tassello di un processo di “politicizzazione” degli spazi pubblici, per usare la definizione che circola negli ambienti democratici, che vede l’attuale presidente degli Stati Uniti apporre il proprio cognome su infrastrutture e istituzioni federali.
La nuova denominazione, che entrerà tecnicamente in vigore a partire dal primo luglio, non è però ancora definitiva: il provvedimento approvato da Tallahassee richiede un passaggio formale dinanzi alla Federal Aviation Administration (FAA). Sebbene l’agenzia abbia chiarito che la scelta dei nomi per gli scali è una questione prettamente locale – limitandosi l’ente a svolgere un ruolo amministrativo nell’aggiornamento delle carte di navigazione e dei database – la legge prevede la stipula di un accordo specifico con i detentori dei diritti sul nome, ovvero la Trump Organization, per l’utilizzo gratuito della titolazione da parte della contea di Palm Beach.
La posizione strategica dello scalo a due passi da Mar-a-Lago
La scelta dell’aeroporto, situato a circa tre chilometri dalla residenza privata del presidente a Mar-a-Lago, non è certo casuale. È proprio attraverso questo scalo che il presidente Trump si muove abitualmente nei suoi spostamenti tra la Casa Bianca e la Florida, un dettaglio che ha reso la struttura un candidato naturale per l’intitolazione agli occhi dei legislatori locali. Non a caso, già nei mesi scorsi una porzione della Southern Boulevard – l’arteria che collega direttamente l’aerostazione alla tenuta di Mar-a-Lago – era stata rinominata “President Donald J. Trump Boulevard”.
Eric Trump, figlio del presidente e alla guida dell’organizzazione di famiglia, ha espresso pubblicamente il proprio orgoglio per l’iniziativa, ringraziando il governatore DeSantis e i leader repubblicani per aver portato a termine l’operazione, nella quale ha dichiarato di aver avuto “un piccolo ruolo”. L’iter legislativo era stato avviato dopo che, a febbraio, la Trump Organization aveva depositato domande di marchio per i nomi “President Donald J. Trump International Airport” e “Donald J. Trump International Airport”, includendo anche il codice identificativo “DJT” e una linea di merchandising legata allo scalo, sebbene l’azienda abbia poi garantito che non ci saranno royalties a carico della contea per il solo utilizzo del nome.
Dalle navi da guerra alla biblioteca presidenziale, il marchio si espande
L’aeroporto di Palm Beach si inserisce in un quadro ben più ampio di iniziative che mirano a fissare il nome del quarantasettesimo presidente nel tessuto istituzionale e infrastrutturale americano. Nei mesi scorsi, il suo nome è già stato aggiunto al Kennedy Center for the Performing Arts, così come all’edificio dello United States Institute of Peace a Washington, mentre il Dipartimento del Tesoro ha annunciato che le banconote porteranno la sua firma a partire da quest’estate. Sul fronte militare, è stata prevista una classe di navi da guerra intitolata a Trump, mentre in ambito governativo spiccano iniziative come “TrumpRx” (un sito per farmaci) e i “Trump Accounts” dedicati ai minori.
Se gli occhi sono puntati sull’aeroporto, la trepidazione – come viene definita nei circoli politici della Florida – riguarda però un altro progetto imponente: la biblioteca presidenziale Donald J. Trump. Il figlio Eric ha recentemente diffuso i rendering della struttura, che sorgerà su un terreno di circa un ettaro donato dal Miami-Dade College lungo il Biscayne Boulevard, nel cuore di Miami. Le immagini mostrano un grattacielo di vetro destinato a dominare lo skyline cittadino, con tanto di replica di un Air Force One all’interno, una scalinata dorata e una statua del presidente. Pur sollevando qualche perplessità tra i residenti e i dem locali, che hanno parlato di “grottesco” e di un utilizzo poco ortodosso del concetto di biblioteca pubblica, il progetto procede senza intoppi e potrebbe includere, come anticipato dallo stesso presidente, anche una struttura alberghiera.
Costi e reazioni politiche nell’ombra del via libera federale
Mentre l’amministrazione federale deve ancora completare gli ultimi adempimenti tecnici per l’aeroporto, il disegno di legge firmato da DeSantis ha già stanziato risorse economiche per il rebranding. Nel bilancio del Senato statale sono stati previsti circa 2,75 milioni di dollari per la sostituzione della segnaletica e gli aggiornamenti del marchio, anche se i democratici locali contestano che il costo totale per la contea potrebbe aggirarsi intorno ai 5 milioni. La leader della minoranza alla Camera della Florida, Fentrice Driskell, ha definito l’operazione un uso distorto dei soldi pubblici in un momento di rincari generalizzati, accusando la maggioranza repubblicana di essere “fuori dal mondo” rispetto ai veri problemi dei cittadini.
Nonostante le critiche, il meccanismo legislativo è ormai avviato e difficilmente troverà ostacoli nel passaggio tecnico richiesto alla FAA, considerato che le linee guida dell’ente lasciano ampia autonomia alle autorità locali in materia di denominazione. Con l’entrata in vigore prevista per il primo luglio, per chi atterra nel Sud della Florida diventerà presto normale transitare per il “President Donald J. Trump International Airport”, mentre a Miami si continua a guardare con crescente attenzione ai lavori per quella che potrebbe diventare la prima biblioteca presidenziale della storia dello Stato.




