Torino, l’orrore di Porta Nuova: la rete di pedofili e la bimba violentata

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Redazione Interno Redazione Interno   -   TORINO. «Mia figlia non è tornata a casa dei nonni quel pomeriggio, e io sono corsa in commissariato. Da giorni la vedevo strana, si allontanava senza dire dove andasse, senza dire chi frequentasse. Poi, ho scoperto il suo cellulare: messaggi, chiamate da numeri sconosciuti, richieste di foto intime. Era lì, davanti ai miei occhi, l’orrore». La voce della madre, spezzata ma lucida, racconta l’inizio di una vicenda che ha sconvolto Torino e non solo. Una storia che parte da un abuso nella stazione di Porta Nuova, ma che si è rapidamente trasformata in un’indagine ben più ampia, una caccia a una rete di pedofili che sembrava muoversi nell’ombra, sfruttando social network e appuntamenti reali.

La ragazzina, una 12enne, sarebbe stata violentata nei bagni della stazione da un ventenne, arrestato e accusato di violenza sessuale. Ma le indagini, partite sette mesi fa dopo la segnalazione di una coppia di turisti olandesi che aveva sentito rumori sospetti nei servizi igienici, hanno portato alla luce un sistema ben più complesso. Sul telefono della vittima, gli inquirenti hanno trovato video di sesso e chat che organizzavano incontri dal vivo: alla stazione, in un centro commerciale, nel parco del Valentino. «Era come un gioco social», dicono gli investigatori, riferendosi ai tre appuntamenti al giorno che la ragazzina sembrava avere con uomini più grandi, approcciati attraverso Instagram o altre piattaforme.

Le richieste di foto intime, le esibizioni pornografiche in video chat, gli inviti a incontri reali: «Vuoi una sigaretta?», chiedevano, per poi passare a proposte ben più oscure. Nei bagni del Lingotto, sulle panchine, nei parcheggi, la rete sembrava agire senza freni, approfittando della vulnerabilità di una bambina che, forse, non aveva ancora gli strumenti per capire la gravità di ciò che stava vivendo.

Il ventenne arrestato, che inizialmente aveva negato ogni accusa, ha poi cambiato versione, ammettendo alcuni contatti ma sostenendo che fossero consensuali. Una difesa che, però, si scontra con l’età della vittima e con le prove raccolte dagli investigatori, che hanno ricostruito una serie di incontri ripetuti, organizzati con meticolosità attraverso chat e chiamate.

Ora, le indagini si allargano. Gli inquirenti stanno cercando di identificare altri possibili coinvolti, uomini che avrebbero approfittato della situazione, creando una rete di contatti e appuntamenti che sembrava sfuggire a ogni controllo. La stazione di Porta Nuova, crocevia di viaggiatori e turisti, è diventata il simbolo di un orrore che ha scosso la città, costringendo tutti a fare i conti con una realtà che, purtroppo, non è più possibile ignorare.

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