La bimba di Villa Pamphili è stata soffocata, il silenzio di Roma davanti all’orrore
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Redazione Interno
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Aveva solo sei mesi, ma chi l’ha uccisa non ha esitato a stringerle le mani attorno al collo, spegnendo quella vita prima che potesse davvero cominciare. Poi l’ha abbandonata tra i cespugli di Villa Pamphili, parco simbolo di una Roma che corre, ma che troppo spesso non si ferma a guardare. Sabato, una passante ha notato quella sagoma bianca, piccola e a testa in giù, nascosta tra la vegetazione. Quello che sembrava un bambolotto era invece il corpo senza vita della neonata, mentre poco distante giaceva quello di una donna, probabilmente sua madre.
La Caritas di Roma, attraverso le parole del direttore Giustino Trincia, parla di "una grande sconfitta per tutti", sottolineando come l’indifferenza sia ormai una piaga sociale. "Siamo abituati a voltarci dall’altra parte", ha detto, evitando di entrare nel merito della vicenda giudiziaria ma denunciando la mancanza di una rete di sostegno efficace. Servono più operatori in strada, giorno e notte, perché situazioni come queste, legate a povertà estrema e degrado, non si ripetano.
L’uomo che ha ritrovato la bimba, intervistato da Pomeriggio Cinque, ha raccontato l’attimo dello smarrimento: "Due ragazze mi hanno chiamato, non capivano se fosse un bambino o un giocattolo". Quella macabra scoperta ha squarciato il velo di normalità di un parco frequentato da famiglie e sportivi, rivelando un’altra Roma, quella delle vite invisibili che finiscono senza che nessuno se ne accorga.




