L'orrore di Villa Pamphili, un caso che interroga Roma

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'ombra di un crimine atroce si allunga su Villa Doria Pamphili, uno dei polmoni verdi più amati della capitale, trasformandolo in un luogo simbolo del degrado e dell'abbandono. Due vittime, una giovane madre e la sua bambina di pochi mesi, sono state rinvenute senza vita tra i cespugli, in un angolo remoto del parco. Un delitto che, seppur inizialmente sfuggito all'attenzione generale, ora costringe istituzioni e cittadini a fare i conti con una realtà scomoda: quella di una città dove persino gli spazi pubblici più frequentati possono nascondere tragedie silenziose.

A riaccendere i riflettori sul caso è la testimonianza di un'operatrice del servizio giardini, che ha dichiarato di aver notato, nei giorni precedenti il ritrovamento, una donna con una neonata in braccio accompagnata da un uomo dalla carnagione olivastra. I tre sarebbero stati avvistati nei pressi di una tenda, poi sequestrata dagli investigatori, situata vicino al muro di cinta su via Leone XIII. Quella stessa tenda, probabilmente l'ultimo rifugio delle vittime, potrebbe ora rappresentare un elemento cruciale per ricostruire gli ultimi, drammatici momenti della loro esistenza.

Le indagini hanno preso una piega internazionale quando è emerso che uno dei tatuaggi presenti sul corpo della donna — una tavola da surf con i colori della bandiera lituana cavalcata da uno scheletro — è un simbolo riconosciuto in Lituania. Un dettaglio che, sebbene non definitivo, suggerisce un possibile legame con l'Europa dell'Est, anche se le impronte digitali della vittima non risultano ancora identificate nei database disponibili.

Ma è l'autopsia sulla piccola a rivelare i particolari più agghiaccianti. La bambina, di appena sei-otto mesi, aveva lo stomaco vuoto, segno che non mangiava da giorni. Le lesioni riscontrate indicano che sarebbe stata picchiata, scossa con violenza e infine soffocata. Gli inquirenti non escludono che l'omicida — forse esasperato dal pianto incessante — abbia agito in un raptus di follia. Nel frattempo, le forze dell'ordine perlustrano mense e centri di accoglienza, come quello di Sant'Egidio a Trastevere, nella speranza di raccogliere indizi utili a identificare chiunque abbia avuto contatti con le vittime.

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