Ricina a Pietracatella, l'ipotesi dell'incidente e il nuovo interrogatorio dell'infermiere

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La pista dell'incidente torna al centro del caso di Pietracatella. Carlo Locatelli, direttore del centro antiveleni Maugeri di Pavia, intervistato da Fulvio Benelli per Ore 14, ha sostenuto con convinzione che «fino a prova contraria è accidentale» l'avvelenamento che ha ucciso Antonella Di Ielsi e sua figlia quindicenne Sara Di Vita. Secondo l'esperto, le analisi di laboratorio non sono in grado di spiegare le modalità con cui la proteina letale sia entrata in contatto con le due vittime, mentre i risultati consentono di affermare che si è trattato di «quantità di veleno importanti».

La confusione con i fagioli e i precedenti scientifici

Locatelli ha spiegato che i semi di ricino, per la loro forma, «potrebbero essere stati scambiati per fagioli» e consumati in preparazioni come hummus o frittata. Nella letteratura scientifica, ha aggiunto, sono riportati sette casi di intossicazione accidentale, un evento che può verificarsi «per errore, per confusione di semi». Il direttore del centro antiveleni ha ricordato che «l'uomo commette molti errori con i veleni naturali», sottolineando come queste sostanze siano estremamente potenti anche in piccole quantità.

L'interrogatorio a sorpresa dell'infermiere

Mentre l'ipotesi dell'incidente torna a farsi strada, gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso hanno convocato nuovamente in questura, nel pomeriggio del 16 settembre, l'infermiere amico di famiglia che il 26 dicembre scorso aveva praticato delle flebo a casa di Sara e Antonella. L'uomo, arrivato negli uffici poco prima delle 16, era già stato sentito più volte in passato e aveva raccontato di aver trovato la quindicenne in stato «delirante» e la madre quasi incapace di parlare.

Nella precedente audizione aveva precisato di essersi limitato a somministrare le flebo, sottolineando che le confezioni erano sigillate e che aveva operato davanti a testimoni, escludendo qualsiasi contaminazione.

Il quadro delle indagini e le prossime verifiche

La nuova convocazione dell'infermiere segue quelle degli ultimi giorni, che hanno riguardato due cugine di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, e Monia, una professoressa di matematica amica dello stesso Gianni, ascoltata per circa quattro ore. La donna era già stata sentita in precedenza e nel corso di un confronto con Gianni Di Vita sarebbero emerse presunte incongruenze nelle deposizioni.

L'inchiesta della Procura di Larino, aperta contro ignoti per duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico, resta affidata anche agli accertamenti del Robert Koch Institute di Berlino, i cui esperti stanno analizzando 131 campioni prelevati nell'abitazione della famiglia Di Vita.

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