Sayf e quel secondo posto amaro: “È come perdere ai rigori, potevano darmi un premio di consolazione”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il giorno dopo, quando l’adrenalina della serata finale si è finalmente placata e il tepore dell’Ariston lascia spazio a una più lucida disamina dei fatti, Sayf confessa senza troppi giri di parole quel misto di orgoglio e rammarico che gli è rimasto appiccicato addosso. “Le emozioni a caldo? Sono contento, è un bellissimo traguardo”, ha raccontato a margine della conferenza stampa, salvo poi aggiungere, con quella schiettezza che lo ha contraddistinto per tutta la settimana, che “ieri sera un po’ mi dispiaceva, perché è un po’ come perdere ai rigori”. Un paragone calcistico, il suo, che rende bene l’idea di una sconfitta maturata dal dischetto, dopo aver giocato alla pari, se non meglio, dell’avversario. E infatti, a scorrere i numeri, si scopre che il pubblico da casa lo aveva incoronato: il 26,4% delle preferenze al televoto contro il 23,6% di Sal Da Vinci, a dimostrazione che la sua Tu Mi Piaci Tanto aveva centrato il bersaglio grosso, quello popolare. Poco è importato, alla fine, se le giurie di radio e sala stampa hanno poi ribaltato le sorti, consegnando il microfono dorato all’esperienza di Sal Da Vinci con un distacco, nello scrutinio finale, dello 0,3%.
“Mi dispiace, ci potevano dare un premio di consolazione, giusto per avere un ricordo”, ha scherzato poi il cantante ligure, classe 1999, smorzando con ironia quella sottile amarezza di essersi giocato la gloria per un pugno di voti. Una battuta, la sua, che fotografa lo spirito di un ragazzo che fino a martedì scorso era di fatto un semi-sconosciuto ai più, salvo poi ritrovarsi proiettato sotto i riflettori e scoprirsi capace di tenere testa a colleghi ben più navigati. Certo, una volta superato lo scoglio delle prime serate e infilatosi nella cinquina finale, l’istinto, umano, è quello di crederci fino in fondo: “Uno parte senza sperare niente – ha spiegato – poi quando arriva tra i primi tre ci spera”. Una speranza legittima, alimentata da un brano che fonde la freschezza del rap a una melodia che si pianta in testa, un racconto generazionale capace di citare Cannavaro, Tenco e persino uno slogan berlusconiano riadattato in chiave ironica, il tutto condito da quella presenza silenziosa e fiera della madre tunisina, Samia, che lo ha accompagnato sul palco e che lui stesso ha indicato come il ricordo più bello di questa avventura.
Resta, nonostante la sconfitta ai punti, la soddisfazione per un exploit che sa di rivalsa e di riscatto, temi a lui cari e che trapelano dai suoi testi. Sayf, che ha declinato l’invito a fare il “Ghali 2.0” solo perché le origini sono le stesse, ha preferito raccontare l’Italia che ama, quella “incasinata” ma con una qualità della vita ineguagliabile, e lo ha fatto da genovese doc, cresciuto tra Rapallo e Santa Margherita Ligure. Ora, forti di un secondo posto che Lucio Corsi, l’anno precedente, aveva trasformato in un trampolino di lancio, i piani sono già chiari: un disco in uscita e un tour che toccherà Genova, Roma e Milano. Perché se è vero che perdere ai rigori lascia l’amaro in bocca, è altrettanto vero che la nazionale, quella vera, ti richiama per il mondiale successivo.
Un podio deciso dai numeri, ma il cuore del pubblico va a Sayf
Se la classifica finale incorona Sal Da Vinci con una manciata di punti percentuali in più, l’analisi dei flussi di voto racconta una verità più sfaccettata e, per certi versi, sorprendente. Sayf ha letteralmente dominato il televoto, quella che molti considerano la voce più autentica del paese, raccogliendo consensi a pioggia da ogni angolo d’Italia. La sua performance, sabato sera, ha evidentemente scatenato un entusiasmo che le giurie più tecniche, quella della sala stampa e quella delle radio, hanno invece indirizzato altrove, premiando probabilmente la solidità e la tradizione interpretativa del vincitore. Il meccanismo di voto, che combina questi tre diversi giudici, ha così partorito un risultato che premia la somma delle parti ma che stride, almeno in parte, con l’affetto popolare. Un divario, quello tra il gradimento del pubblico a casa e il verdetto finale, che ha trasformato Sayf in una sorta di vincitore morale, seppur lui stesso rifiuti questa etichetta con modestia: “Non ne ho la pretesa, sono contento”. Il suo secondo posto, insomma, profuma di vittoria per chi vede nella musica un veicolo di sentimenti immediati e condivisi.
La conferenza stampa e l’ironia sul premio mancato
Nell’affollata conferenza stampa del giorno dopo, quella in cui i riflettori si spostano dai lustrini del palco alle domande sempre un po’ più insidiose della carta stampata, Sayf ha confermato tutta la sua spontaneità. Affiancato dal vincitore Sal Da Vinci e dalla terza classificata Ditonellapiaga, il cantante genovese ha dribblato le domande sul rammarico con l’arma dell’autoironia, lamentando comicamente l’assenza di un riconoscimento materiale per chi arriva secondo: “Potevano darci un premio di consolazione”. Un modo leggero per allentare la tensione, ma anche per ribadire, senza paroloni, che il suo percorso è appena all’inizio. Per lui, che non seguiva neppure Sanremo da ragazzo se non attraverso lo sguardo di sua madre tunisina incollata a Rai 1, essere lì è stato “come giocare il mondiale: se ti chiamano in nazionale, che fai non ci vai?”. E in nazionale, ora, ci è entrato di diritto, con la fascia da capitano ideale consegnatagli da migliaia di spettatori.
Un futuro tra musica dal vivo e nuove storie da raccontare
Ora che l’eco dell’Ariston si affievolisce, per Sayf si apre la fase più concreta e forse più attesa: quella del rapporto diretto con chi lo ha sostenuto. Le date del tour, seppur ancora in fase embrionale, sono già state fissate e rappresentano il primo banco di prova dopo la ribalta nazionale. Si passerà dalla magia di un palco televisivo alla concretezza dei live club, dove la sua musica, nata tra le strade di Genova e le produzioni del collettivo Genovarabe, potrà respirare a pieni polmoni. “Spero di far uscire il disco tra poco”, ha annunciato, lasciando intendere che il materiale è pronto e che l’attenzione mediatica conquistata in questi giorni non andrà sprecata. La sua storia, fatta di doppia cultura e di uno sguardo lucido sulla società italiana, ha trovato in Tu Mi Piaci Tanto una sintesi efficace, e ora toccherà ai prossimi brani confermare se quella profondità era solo un felice incidente o l’inizio di un percorso destinato a durare.




