Sanremo 2026, il direttore artistico sbaglia sui voti: Sal Da Vinci non ha vinto grazie alla sala stampa
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sal Da Vinci ha vinto il Festival di Sanremo 2026, e questo è un fatto acclarato dai numeri e dalle preferenze espresse dal pubblico e dalle giurie. Ma le dinamiche che hanno portato al suo trionfo, raccontate dal direttore artistico Carlo Conti a caldo, subito dopo la kermesse, non corrispondono esattamente a quanto certificato dai conteggi ufficiali. Intervistato da Radio Toscana nelle ore immediatamente successive alla finalissima, Conti ha tracciato un primo bilancio, soffermandosi sulla sua personale classifica dei brani in gara. Il conduttore ha espresso il suo apprezzamento per "Male necessario" di Fedez e Masini, definendolo il pezzo più bello in concorso, e ha ammesso di non aver previsto l'ascesa di Sal Da Vinci, che immaginava potesse al massimo posizionarsi tra le prime dieci posizioni. Fin qui, nulla di strano, trattandosi di opinioni personali. Il problema, piuttosto, sorge quando il direttore artistico entra nel merito del meccanismo di voto che ha incoronato il cantante napoletano, fornendo una ricostruzione che i fatti smentiscono.
Il meccanismo di voto e una ricostruzione da rivedere
Secondo quanto dichiarato da Conti, la vittoria di Sal Da Vinci non sarebbe stata determinata dal televoto – spesso additato, come ha ricordato lo stesso conduttore, come strumento di distorsione della volontà delle giurie “esperte” – ma sarebbe stata invece fortemente voluta dalla sala stampa e dalla giuria delle radio. Affermazione, questa, che stride con il funzionamento reale del regolamento e con i dati parziali emersi nel corso delle serate. Il sistema di voto di Sanremo 2026, infatti, ha confermato l’impianto tripartito già sperimentato negli anni precedenti: il peso del televoto è stato del 34%, mentre alla sala stampa e alla giuria delle radio è spettato rispettivamente un 33% ciascuna. Un equilibrio, questo, che vede il pubblico da casa incidere più di ogni singola giuria, ma che, sommate, le due componenti professionali arrivano a pesare per i due terzi del totale, bilanciando teoricamente la spinta popolare. I dati diffusi durante la settimana, tuttavia, raccontano una storia differente rispetto a quella narrata da Conti.
I numeri della sala stampa: un verdetto lontano da Sal Da Vinci
A smentire la versione del direttore artistico è l’analisi delle singole votazioni, in particolare quelle provenienti dalla sala stampa. Se si osservano le classifiche parziali, emerge chiaramente come i giornalisti non abbiano quasi mai premiato il brano di Sal Da Vinci, almeno non con il calore che Conti gli ha attribuito a posteriori. Nella prima serata, quando a votare fu unicamente la sala stampa, il cantante napoletano non figurò certo tra i primi della classe. E, cosa ancor più significativa, nella serata finale, la più importante, il divario tra il giudizio popolare e quello della critica si è fatto ancora più netto. Se il pubblico da casa lo ha sostenuto con entusiasmo, la sala stampa lo ha relegato in posizioni di classifica decisamente arretrate, lontane anni luce dal podio. Un comportamento, questo, che non è certo una novità assoluta nel panorama sanremese: basti pensare alle polemiche sollevate dal manager di Geolier e Luchè, Cristiano Magaletti, che sui social ha denunciato come la stampa abbia sistematicamente penalizzato Luchè, arrivando a posizionarlo trentesimo nella prima serata e ventinovesimo nella finale, nonostante il forte sostegno del pubblico. La sala stampa, insomma, ha dimostrato più volte di avere gusti distanti da quelli del grande pubblico, e il caso di Sal Da Vinci non fa eccezione.
Il trionfo del pubblico e il dato oggettivo dei voti
La matematica, in questo caso, è implacabile e non lascia spazio a interpretazioni errate. La vittoria di Sal Da Vinci non è stata “voluta” dalla sala stampa, ma semmai è maturata nonostante il suo giudizio poco lusinghiero. La sua affermazione è figlia di un’altra dinamica, ben più potente: l’abbraccio del pubblico, quel “paese reale” che spesso si contrappone alla critica specializzata. Il successo del suo brano, “Per sempre sì”, è stato del resto certificato anche da altri indicatori, come il dato relativo alle piattaforme streaming e ai social network. Se è vero che gli ascolti complessivi delle canzoni in gara su Spotify hanno segnato un calo rispetto all’edizione precedente, il videoclip di Sal Da Vinci è stato il più visto su YouTube, e il brano ha spopolato su TikTok, trainato da un balletto diventato virale. Numeri, questi, che raccontano di un consenso popolare trasversale e difficilmente contrastabile, capace di ribaltare qualsiasi pronostico, compreso quello dello stesso direttore artistico che, per sua stessa ammissione, non credeva nelle sue potenzialità. A vincere, quindi, è stata la volontà del pubblico da casa, e non certo quella di una sala stampa che, se avesse potuto decidere da sola, avrebbe quasi certamente premiato altri artisti.




