Jacopo Trabattoni, la madre: «Nessuna sfida social, solo sciacallaggio»
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Redazione Interno
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Gioia Farina non ha dubbi e non usa mezzi termini. Suo figlio Jacopo Trabattoni, 15 anni, morto venerdì sera nei campi vicino a Lodi dopo essere salito su un traliccio dell'alta tensione, non si è arrampicato lassù per una sfida social. «Si è fatto tanto sciacallaggio. Sono state scritte molte cose, in gran parte sbagliate. Non è accettabile», ha detto la donna in un'intervista al Corriere della Sera, respingendo con fermezza l'ipotesi che gli inquirenti avevano preso in considerazione nei primi giorni di indagine.
Il ritratto di un ragazzo «pieno di vita»
La madre di Jacopo lo descrive come «un ragazzo appassionato, che amava la vita. Aveva un'energia pazzesca e una creatività enorme». Il quindicenne, studente al liceo artistico Callisto Piazza di Lodi, era un appassionato di parkour e skateboard, discipline che praticava con regolarità e che lo avevano portato a sviluppare una notevole confidenza con i salti e le arrampicate. Conoscenti e amici lo ricordano come «un ragazzo avventuroso e dinamico», sempre in movimento, e proprio questa sua passione per l'attività fisica è finita al centro delle indagini.
Il selfie e il telefono conteso
Uno degli elementi più discussi in queste ore è il selfie che Jacopo avrebbe scattato poco prima della tragedia, a circa venti metri d'altezza. La madre ha confermato l'esistenza dello scatto: «Sì, quella fotografia esiste e l'abbiamo vista. È stato un elemento che gli agenti della Questura di Lodi hanno acquisito dopo aver sbloccato il telefono di Jacopo. È stato anche l'elemento che ci ha permesso di riconoscere nostro figlio dopo la tragedia». La ricostruzione del ritrovamento del cellulare, però, è stata oggetto di versioni contrastanti.
In un primo momento era trapelata la notizia del sequestro del dispositivo, poi smentita da fonti investigative secondo cui il telefono non sarebbe stato trovato nell'area del traliccio.
Le indagini e le piste aperte
La Procura di Lodi, guidata da Laura Pedio, continua a lavorare senza escludere alcuna ipotesi. Gli inquirenti della Squadra mobile hanno acquisito i dispositivi informatici del ragazzo e stanno analizzando i suoi profili social, sui quali sono state trovate immagini della sua attività di parkour ma, come confermano gli investigatori stessi, «nessuna apparentemente collegata alla tragedia o a sfide social».
Resta aperta anche la possibilità che Jacopo non fosse solo al momento dell'arrampicata: il mancato ritrovamento del cellulare sul luogo della morte ha alimentato il sospetto che qualcuno possa essere stato in contatto con lui o che possa essersi allontanato con il dispositivo.
La testimonianza e la scuola
Mezz'ora prima di salire sul traliccio, secondo la ricostruzione fornita da una testimone, Jacopo si era sdraiato sull'asfalto poco lontano, rimanendo immobile anche quando ha sentito arrivare un'automobile. Alla guida c'era una donna, che ha visto il giovane alzarsi di scatto, apparentemente illeso, per poi allontanarsi in sella alla sua mountain bike.
Intanto la dirigente scolastica del liceo artistico frequentato da Jacopo, Daniela Verdi, ha spiegato che «i compagni di studi di Jacopo, più che addolorati, sono sconvolti» e che la scuola attiverà interventi di supporto con psicologi per aiutare gli studenti a elaborare quanto accaduto.
Il quadro investigativo
La salma del quindicenne resta a disposizione dell'autorità giudiziaria all'Istituto di Medicina legale di Pavia, dove nei prossimi giorni potrebbe essere disposta l'autopsia. Il traliccio su cui Jacopo è salito è un'infrastruttura di Terna alta circa trenta metri, e secondo gli inquirenti la scarica che lo ha ucciso sarebbe stata innescata da un arco elettrico, un fenomeno che può verificarsi anche a distanza dai cavi stessi.
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