La classifica mondiale delle mete preferite dai super ricchi, un'italiana sul podio e due città in top ten
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Redazione Interno
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Il mercato immobiliare di altissimo lusso, che da sempre rappresenta un termometro sensibile per misurare la fiducia e le rotte dei grandi capitali internazionali, sta vivendo una fase di profonda trasformazione. A scattare una fotografia aggiornata di questo fenomeno è il Global Property Handbook 2026 di Barnes, colosso mondiale dell’intermediazione immobiliare di prestigio, la cui ultima edizione ha acceso i riflettori sulle destinazioni urbane che esercitano il fascino più irresistibile sugli Ultra-High-Net-Worth Individuals, ovvero quelle persone fisiche il cui patrimonio netto supera abbondantemente la soglia dei trenta milioni di dollari. Ebbene, l’Italia, in questo scenario competitivo, non solo si ritaglia uno spazio di primo piano, ma piazza addirittura due suoi gioielli urbani nella top ten mondiale, con una di esse che conquista un posto d'onore sul podio. Thibault de Saint Vincent, fondatore e presidente del gruppo Barnes, ha spiegato come la geografia della ricchezza sia in costante ebollizione: quasi tre quarti di questi individui dal patrimonio smisurato, secondo quanto riportato dal "Corriere della Sera", si concentrano in appena dieci nazioni, tutte protagoniste di una significativa accelerazione nelle preferenze di acquisto e residenza. Il sorpasso dell'Italia, e in particolare di una sua metropoli, ai danni di piazze un tempo considerate inavvicinabili come Londra o Dubai, rappresenta uno dei dati più interessanti da analizzare, suggerendo un cambio di passo nella percezione del Belpaese come approdo sicuro e fiscalmente vantaggioso per chi cerca qualità della vita e contesti urbani dinamici.
L’ascesa delle città italiane e il sorpasso su Londra
Il dato più eclatante che emerge dall'indagine di Barnes riguarda senza dubbio la performance delle due città italiane presenti in classifica. Se la presenza di Roma, città eterna per antonomasia e scrigno d'arte, può essere ricondotta a un fascino senza tempo che pochi altri luoghi al mondo possono vantare, a far davvero riflettere è il posizionamento dell'altra metropoli italiana, quella che ha scalato le graduatorie globali fino a raggiungere il podio. La storica centralità di Londra, per decenni punto di riferimento indiscusso per i grandi patrimoni internazionali, sta mostrando infatti crepe profonde. La riforma fiscale britannica, che ha messo in discussione il regime dei cosiddetti *non-dom*, quei residenti non domiciliati che fino a ieri godevano del privilegio di tassare solo i redditi prodotti sul suolo del Regno Unito, ha innescato una diaspora finanziaria senza precedenti. In questo vuoto, si è inserita con forza l'Italia, forte di una leva fiscale diventata potentissima: il regime della flat tax per i nuovi residenti, il cui costo d'ingresso è stato portato a trecentomila euro annui sui redditi prodotti all'estero. Una cifra che, se da un lato rappresenta un esborso non indifferente, dall'altro garantisce una pace fiscale e una semplicità burocratica che paradisi fiscali più tradizionali faticano ormai a offrire, complice anche una crescente instabilità normativa in altre giurisdizioni.
Il nuovo volto della ricchezza: dagli HENRY al grande passaggio di consegne
Ma il fenomeno in atto non è soltanto fiscale o geopolitico, bensì anche, e forse soprattutto, sociologico. Gli esperti del settore, nell'analizzare i dati del rapporto, sottolineano come le nuove generazioni di facoltosi, o di coloro che si apprestano a diventarlo, stanno ridefinendo il concetto stesso di lusso. Un'attenzione particolare viene riservata alla cosiddetta generazione *HENRY*, acronimo inglese per *High Earners, Not Rich Yet*: si tratta di professionisti, manager, imprenditori under quaranta che godono di redditi molto elevati ma non hanno ancora accumulato un patrimonio tale da poter essere definiti "ricchi" in senso classico. Per loro, la ricerca di un valore aggiunto, di un significato profondo nell'investimento immobiliare, non è un vezzo ma una necessità esistenziale, un modo per anticipare quel salto di qualità patrimoniale che sembra ormai prossimo. A ciò si aggiunge un dato macroeconomico di portata colossale, che condizionerà i mercati per i prossimi decenni: le previsioni parlano di un trasferimento di ricchezza intergenerazionale senza pari nella storia. Si parla di circa ottantamila miliardi di dollari che entro il 2040 passeranno di mano, dai baby boomer ai loro eredi. Questo passaggio generazionale, con la trasmissione del patrimonio come obiettivo primario per molte famiglie, sta già rimodellando le strategie degli investitori e la domanda di immobili di prestigio.
La sfida professionale per avvocati e notai italiani
Questa migrazione silenziosa ma costante di capitali e di individui ad altissimo reddito sta naturalmente avendo un impatto notevole anche sul tessuto professionale del paese. Il fiorire di new entry facoltose, che scelgono Milano e Roma come loro nuova base operativa e fiscale, sta ponendo sfide inedite a una categoria, quella degli avvocati, che si trova a dover gestire pratiche sempre più complesse e internazionali. Non si tratta più soltanto di assistere l'imprenditore di turno nella compravendita di un attico con vista sul Duomo o sui Fori Imperiali. La domanda di consulenza abbraccia ora ambiti che spaziano dal diritto di famiglia alla pianificazione successoria, dalla gestione dei trust alla fiscalità internazionale. Come osserva un professionista del settore, citato nella ricerca, il cuore del lavoro è oggi capire dove sia più opportuno separarsi, o meglio dove convenga divorziare, considerando che l'Italia è forse uno degli ultimi paesi a mantenere il doppio step procedurale: la separazione prima e il divorzio poi. Un aspetto, questo, che incide profondamente sulla pianificazione patrimoniale di chi possiede beni in più giurisdizioni. Le presenze straniere, che secondo le stime dovrebbero toccare quota 271 milioni, il massimo storico, contribuiscono in modo determinante a questo boom del settore, alimentando un circolo virtuoso che coinvolge non solo il mercato immobiliare ma l'intera filiera dei servizi professionali ad esso collegati, costringendo gli studi legali a specializzarsi e a strutturarsi per rispondere a una domanda di qualità e complessità crescenti.




