La Romagna conta i danni dopo il nubifragio, ma per i privati non ci saranno indennizzi
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Redazione Interno
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All’indomani del violento nubifragio che nella notte tra sabato e domenica ha colpito il litorale romagnolo, provocando allagamenti, interruzioni della viabilità e danni ingenti, si è attivata la macchina dei soccorsi e sono iniziate le prime valutazioni. La Regione Emilia-Romagna, il cui presidente Michele de Pascale ha firmato la dichiarazione dello stato di crisi regionale, ha specificato che questo strumento è indispensabile per intervenire con la massima tempestività, sebbene – è bene precisarlo – non siano previsti indennizzi diretti a favore dei privati cittadini che hanno subito danni alle autovetture o alle proprietà.
L’ondata di maltempo, caratterizzata da precipitazioni intense e raffiche di vento di straordinaria potenza, ha falcidiato in particolare il patrimonio arboreo di diverse località, da Cervia a Rimini, dove la caduta di centinaia di pini ha reso necessari interventi di soccorso tecnico urgente. A tal proposito, sono giunti in rinforzo i vigili del fuoco dei comandi di Cremona e Pavia, chiamati a liberare auto schiacciate dai tronchi e a mettere in sicurezza gli edifici, sia pubblici che privati, colpiti dalla stessa sorte.
Dal punto di vista tecnico, come spiegato da Alberto Minelli, docente all’Alma Mater specializzato nella gestione del verde, la causa principale di un simile disastro risiede nella monocultura. “Quello che mi stupisce, francamente, non è la caduta di centinaia di pini”, ha dichiarato l’esperto, sottolineando come per ogni epoca esista l’albero giusto e come la mancanza di diversità vegetale costituisca sempre un punto debole. Una riflessione che va oltre l’emergenza immediata e investe le scelte di gestione del territorio.
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