Dusan Vlahovic, la Juve stringe ma il Bayern Monaco resta alla finestra

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La corsa verso la Champions League della Juventus, complicata da un'avventura in campionato costellata di alti e bassi, ha improvvisamente assunto i contorni netti del numero 9. Dusan Vlahovic, tornato decisivo dopo un lungo calvario fisico, ha letteralmente rimesso la Signora sui binari giusti con due perle che profumano di Europa che conta: la punizione chirurgica contro il Verona e quel lampo dopo appena dodici secondi a Lecce, un gol che da solo vale tre punti pesanti come macigni. L’ex attaccante della Fiorentina, che dimostra di possedere quella “cattiveria” e quel fisico potentissimo tanto richiesti da Luciano Spalletti – il quale ne aveva reclamato a gran voce l’archetipo durante la sessione di mercato invernale, rimasta poi incompiuta – si è preso nuovamente la scena, trascinando i compagni verso un obiettivo che sembrava quasi un miraggio.

Tuttavia, se in campo l’aria è tornata a essere frizzante, negli uffici di Continassa il clima è decisamente più formale e teso. Il rebus legato al rinnovo del contratto, in scadenza tra poche settimane, continua a tenere banco, e la paura di perderlo a parametro zero è un’eventualità con cui la dirigenza deve fare i conti. Dusan incassa attualmente circa 12 milioni di euro netti a stagione, una cifra che lo colloca tra i calciatori più pagati d’Europa (“Non li prendeva neanche Panatta 50 anni fa”, ha ironizzato Lele Adani), ma che per le casse bianconere rappresenta un macigno insostenibile. L’offerta sul piatto, formalizzata dopo diversi incontri con l’entourage del giocatore, è chiara e secca: un adeguamento al nuovo tetto salariale societario, fissato intorno ai 6-7 milioni di euro a stagione, eventualmente arricchito da bonus o da un premio alla firma per limare le distanze.

Niente Champions, niente trattativa? L’interesse concreto del Bayern

A complicare ulteriormente lo scenario non è solo la distanza economica – che vede il club proporre un taglio quasi del 50% dello stipendio – ma la presenza intermittente di club stranieri pronti a raccogliere l’eredità del serbo. Per settimane si è parlato di Barcellona e della necessità di un nuovo terminal offensivo, ma il vero spauracchio, quello che tiene sveglie le notti dei dirigenti juventini, si chiama Bayern Monaco. Il club bavarese, che sta valutando la situazione di Nicolas Jackson e cerca una riserva di lusso o un partner per Harry Kane, sembrerebbe aver inserito Vlahovic nei propri radar per l’estate, nonostante alcune voci di mercato parlassero di un costo considerato “troppo alto” per i loro standard.

Proprio su questo punto si gioca la partita più sottile: mentre la Juventus spera di capitalizzare la volontà del giocatore di restare in Italia (un sentimento forse alimentato anche dalla fiducia ritrovata grazie a Spalletti), l’entourage del calciatore temporeggia. Le dichiarazioni rilasciate dopo il match del Via del Mare – “La mia ultima partita alla Juve? Vedremo…” – non fanno altro che alimentare le sirene di mercato, suggerendo che un trasferimento a Titolo gratuito è un’opzione più che concreta qualora non si trovasse l’accordo sulle cifre. La “Faccia di Covert” di cui parlava Spalletti, quella determinazione che lo rende prezioso dentro l’area di rigore, diventa un’arma a doppio taglio nelle trattative: più alzerà la media realizzativa nelle prossime decisive giornate, più i club stranieri sentiranno il profumo dell’affare.

Un rebus da 12 milioni, la strategia della società tra prudenza e necessità

La strategia della Juventus, ormai consolidata, è quella di non farsi più schiacciare dai pesi massimi del bilancio. L’era dei “panzer” e degli stipendi fuori mercato è definitivamente tramontata, e l’asticella è stata simbolicamente rappresentata dal recente rinnovo di Kenan Yildiz. Di conseguenza, offrire a Vlahovic un adeguamento al ribasso è un rischio calcolato: si punta sulla volontà del giocatore di restare protagonista in una big di Serie A piuttosto che diventare una pedina di rotazione in Germania o in Spagna. In più, c’è l’aspetto puramente tecnico: Vlahovic, caratterialmente e fisicamente, rappresenta un serbatoio di gol che la rosa attuale forse non potrebbe sostituire con la stessa incisività immediata, specialmente in una squadra che ha spesso faticato a sviluppare gioco contro i cosiddetti “muri” bassi.

Nei prossimi giorni, verosimilmente, si terranno nuovi summit tra l’amministratore delegato e il padre-agente del giocatore, Milos Vlahovic, figure chiave per cercare di ricucire uno strappo che al momento sembra più di natura numerica che affettiva. Ciò che appare chiaro, al netto delle voci e delle indiscrezioni estive, è che la doppietta-salvezza Champions del centravanti ha riaperto un dibattito che sembrava chiuso: se prima il futuro di Vlahovic sembrava lontano da Torino, oggi il suo ruolo in quest’opera di ricostruzione appare centrale.

L’effetto Spalletti e il peso specifico di un centravanti fisico

Non si può capire l’attuale momento d’oro di Dusan Vlahovic senza analizzare l’impatto del lavoro di Luciano Spalletti. Il tecnico toscano, fin dal suo insediamento, aveva lamentato la mancanza di un punto di riferimento fisico in attacco; un vuoto che l’assenza prolungata del serbo per infortunio (un problema all’adduttore che lo ha costretto a saltare mesi interi di gioco) aveva reso ancora più evidente. Con il ritorno del numero 9, l’armonia tattica è mutata: la squadra gioca più alta, sa a chi affidare le sponde e ha ritrovato quella malizia sotto porta che mancava dalle parti di Lecce o Verona.

L’analisi fatta dal diretto interessato sul valore della “cattiveria” – un termine ormai entrato nel gergo tecnico per descrivere la ferocia nel finalizzare – spiega il cambio di passo. Ora la palla passa al tavolo delle trattative. Se la squadra sarà in grado di garantirgli la cornice della prossima Champions League, magari partendo dal terzo posto attuale, le possibilità di un ripensamento potrebbero aumentare. Tuttavia, la legge del mercato dei grandi numeri recita che, quando un giocatore del calibro di Vlahovic rischia di svincolarsi, le code di pretendenti (con il Bayern Monaco in pole position) sono sempre pronte a stanarlo, mettendo a dura prova la pazienza e le tasche della Vecchia Signora.

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