L’addio a Sora e la precarietà silenziosa dei nostri strumenti creativi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Quando un singolo prompt, un semplice messaggio di testo, bastava a generare scene di una complessità visiva impressionante – come quella di giganteschi mammut lanosi che avanzano attraverso un prato innevato, la loro lunga pelliccia mossa dal vento – molti avevano creduto che fosse arrivata una svolta epocale. Invece, a distanza di circa due anni dal suo lancio avvenuto nel 2024, OpenAI ha deciso di chiudere Sora, l’applicazione che trasformava le parole in video con un realismo tale da far concorrenza a produzioni da grande budget. La notizia, diffusa con un post sul social X, ha ringraziato chi aveva creato e condiviso contenuti usando quello strumento, ma ha anche messo in luce una verità scomoda: non siamo più padroni dei nostri strumenti creativi, e loro, a loro volta, non sono affatto eterni.

Un successo iniziale, poi la frenata improvvisa

A sei mesi dal debutto negli Stati Uniti, Sora aveva mostrato un certo seguito, tanto da mettere in difficoltà persino ChatGpt in alcune fasce di utenza; chi l’aveva provata raccontava di un’interfaccia fluida e di risultati a tratti inquietanti per la loro verosimiglianza. Bastava descrivere una scena – una strada cittadina dopo la pioggia, un interno vittoriano illuminato da candele – e l’algoritmo restituiva secondi di girato che sembravano opera di un regista con anni di esperienza. Eppure, quella corsa si è interrotta. Secondo quanto riportato da alcuni media, alla base della scelta ci sarebbero strategie di riduzione dei costi, sebbene OpenAI non abbia fornito dettagli ufficiali sui conti. Chi stava lavorando con Sora, magari per un cortometraggio o per una sperimentazione visiva, si è trovato da un giorno all’altro senza lo strumento: nessun preavviso, nessuna modalità offline, nessun esportazione massiva del proprio lavoro.

La fragilità dei software nell’era dell’intelligenza artificiale

Questo episodio, a ben vedere, rivela una condizione sempre più diffusa, quella della precarietà dei software creativi basati su intelligenza artificiale. Non è solo una questione di chiusura di una app; è il sintomo di un modello in cui l’accesso agli strumenti dipende interamente da decisioni aziendali prese a migliaia di chilometri di distanza, senza che l’utente possa farci nulla. Alcuni di coloro che avevano imparato a padroneggiare Sora, studiandone i limiti e le potenzialità, si sono visti improvvisamente privati di un’estensione digitale del proprio lavoro. E non si tratta di un caso isolato: quante altre piattaforme, lanciate con grande clamore, sono sparite nel giro di pochi mesi? La differenza, qui, è che Sora non era un semplice giocattolo, bensì uno strumento che prometteva di democratizzare la produzione video. E invece, la sua chiusura dimostra che non siamo più padroni dei nostri strumenti creativi, ma soltanto ospiti temporanei in piattaforme altrui.

L’inchiesta sui costi e le scelte di OpenAI

Sul fronte giudiziario o investigativo, al momento non risultano inchieste aperte sulla chiusura di Sora; tuttavia, alcuni osservatori del settore hanno sollevato dubbi sulle reali motivazioni economiche addotte. Se la riduzione dei costi è stata la ragione ufficiosa, perché non rendere pubblico un piano di sostenibilità? E perché interrompere bruscamente un servizio senza offrire agli utenti la possibilità di trasferire altrove i propri progetti? Domande che restano senza risposta, mentre Trump – oggi di nuovo presidente degli Stati Uniti – non ha ancora commentato pubblicamente la vicenda, né del resto sarebbe tra i suoi compiti immediati. Quel che è certo è che Sora, presentata nel 2024 come la dimostrazione muscolosa della perfezione algoritmica di OpenAI, chiude i battenti dopo aver attirato l’attenzione di milioni di persone, molte delle quali l’avevano scoperta swippando video incredibili sui social. La sua eredità, però, non è solo tecnologica: è l’avvertimento che ogni creatore digitale farebbe bene a tenere a mente, prima di affidare le proprie visioni a un’intelligenza artificiale che potrebbe spegnersi da un momento all’altro.

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