Inchiesta arbitri, la procura di Milano convoca la lega calcio e i manager dei club
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Redazione Sport
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Il mosaico dell’inchiesta milanese, quella che ha messo in ginocchio il sistema delle designazioni arbitrali portando all’autosospensione di Gianluca Rocchi e del suo vice Andrea Gervasoni, si arricchisce di nuove tessere. Il pm Maurizio Ascione, che da mesi setaccia gli atti alla ricerca della natura precisa dell’accordo illecito (se di accordo si tratta, dato che il reato ipotizzato è quello di frode sportiva), ha deciso di allargare il raggio delle audizioni. Nei prossimi giorni, infatti, sfileranno davanti al magistrato alcuni esponenti della Lega Calcio, convocati in qualità di persone informate sui fatti; una mossa che sposta l’asse dell’inchiesta dagli spogliatoi degli arbitri agli uffici dirigenziali del calcio che conta, andando a toccare quella zona grigia fatta di relazioni, malumori e presunte influenze che da sempre aleggia attorno alla nomina dei direttori di gara.
Il ruolo dei manager e il rebus “Giorgio”
Accanto ai rappresentanti della Lega, l’attenzione degli inquirenti si concentra su una figura professionale fino a poco tempo fa relegata ai margini dei racconti di calcio: il club referee manager. Si tratta, per chi non lo sapesse, del dirigente ingaggiato dalle singole squadre per curare i rapporti con il mondo arbitrale; un uomo che si occupa di accogliere la terna nelle partite casalinghe, gestisce le utili pratiche burocratiche (dagli spostamenti agli orari) e, spesso, spiega ai giocatori le ultime novità regolamentari. A finire nel mirino della procura, in particolare, è Giorgio Schenone, la figura che ricopre questo ruolo per l’Inter. Schenone, che al momento non risulta indagato, è un ex guardalinee ed ex assistente Var in carriera, nonché un uomo di grande fiducia del club nerazzurro. Lui, secondo quanto emerge dalle prime carte, sarebbe quel “Giorgio” citato in una conversazione intercettata tra Rocchi e Gervasoni: una telefonata nella quale, stando alla ricostruzione degli investigatori, si discuteva di quali arbitri fossero “graditi” e quali assolutamente “non graditi” a una certa società (che il pm evidentemente ha identificato con l’Inter).
La linea difensiva e il nodo della contropartita
Le regole del calcio italiano sono, a dir poco, ferree su un punto: il designatore può parlare di arbitri esclusivamente con l’incaricato della Figc (che nella scorsa stagione era Riccardo Pinzani, oggi alla Lazio, mentre ora è Andrea De Marco), non certo con i manager dei club. Se le conversazioni tra Rocchi e Schenone venissero accertate, si configurerebbe una violazione del protocollo che getterebbe un’ombra lunghissima sulle scelte della scorsa primavera, in particolare quelle riguardanti le designazioni di Daniele Doveri e Andrea Colombo. E tuttavia, per trasformare questa violazione amministrativa in un reato penale, la procura cerca un elemento sfuggente: la “contropartita”. È questa la domanda che fa da sfondo agli interrogatori di questi giorni. Se Rocchi ha assecondato le presunte richieste di un club (evitando di far arbitrare Doveri in gare cruciali, per esempio), cosa riceveva in cambio? La norma sulla frode sportiva punisce chi accetta denaro o altra utilità, e finché non emergerà un vantaggio concreto per l’ex designatore – o per i suoi collaboratori – il palcoscenico delle accuse rischia di restare in bilico su un’ipotesi poco più che suggestiva.
Verso una fase calda tra testimonianze e silenzi
Nel frattempo, le stanze della procura si preparano a un via vai di testimoni che potrebbe durare settimane. Oltre a Schenone e ai vertici della Lega, il pm Ascione ha già sentito una ventina di arbitri, alcuni dei quali ai margini del cosiddetto “cerchio magico” di Rocchi, e il numero potrebbe presto aumentare visto che sarebbero arrivate nuove denunce spontanee. Chi si aspetta una soluzione rapida, però, forse ha fatto male i conti con la prudenza degli inquirenti. Rocchi, dal canto suo, ha scelto la strada del silenzio avvalendosi della facoltà di non rispondere, mentre Gervasoni ha affrontato un interrogatorio fiume di quattro ore respingendo le accuse punto su punto, in particolare quelle relative a presunte interferenze in Salernitana-Modena. Resta da capire se le contestazioni si allargheranno a nuovi indagati (al momento i soli iscritti nel registro sono Rocchi, Gervasoni, Luigi Nasca, Rodolfo Di Vuolo e Daniele Paterna) o se il pubblico ministero chiuderà le indagini entro i termini previsti, magari consegnando al calcio italiano un’altra, dolorosa pagina giudiziaria che inevitabilmente richiama alla memoria gli spettri delle inchieste del passato.




