Modello 730/2026, scattano le nuove regole su detrazioni, aliquote Irpef e bonus casa: ecco cosa cambia
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Redazione Economia
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Il via libera dell’Agenzia delle Entrate ai modelli definitivi, arrivato con il provvedimento del 27 febbraio scorso, ha dato il segnale di partenza ufficiale per la nuova campagna dichiarativa, quella che riguarda i redditi del 2025. E se da un lato vengono confermate le scadenze ormai consolidate, con il precompilato accessibile dal 30 aprile e il termine ultimo per l’invio fissato al 30 settembre, dall’altro le istruzioni per la compilazione del 730/2026 rivelano un quadro fiscale profondamente rinnovato, un cambiamento che impone ai contribuenti, e soprattutto a chi li assiste, uno sforzo di aggiornamento non indifferente. La revisione dell’Irpef, ormai strutturata su tre scaglioni, si accompagna a una rimodulazione generale delle agevolazioni: un intervento che mira a rendere il sistema più equo, dicono, ma che di fatto complica il calcolo del netto in busta paga per molte famiglie.
La nuova Irpef e la stretta sui redditi più alti
L’imposta sul reddito delle persone fisiche, per l’anno d’imposta 2025, consolida l’assetto voluto dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, e lo fa con aliquote che premiano soprattutto il ceto medio. Fino a 28mila euro, infatti, si applica il 23 per cento; la fascia immediatamente successiva, quella compresa tra 28.001 e 50mila euro, beneficia di un’aliquota ridotta al 33 per cento, due punti in meno rispetto al passato; oltre i 50mila euro, infine, scatta il 43 per cento. A questa architettura, però, si aggiunge un meccanismo che introduce un elemento di progressività forse più marcato, agendo sul fronte delle detrazioni. Per chi ha un reddito complessivo superiore a 75mila euro, infatti, scatta un ridimensionamento graduale delle spese detraibili al 19 per cento, una riduzione che divvia via via più intensa fino ad annullarsi del tutto al raggiungimento della soglia dei 100mila euro. Ci sono delle eccezioni, va detto, perché alcune voci restano escluse da questo meccanismo, come le spese sanitarie o gli interessi passivi sui mutui, ma per tutte le altre agevolazioni l’importo effettivamente recuperabile sarà inferiore.
Familiari a carico, la rivoluzione dell’assegno unico
Un capitolo a parte merita la gestione dei familiari a carico, un ambito nel quale le modifiche strutturali introdotte negli ultimi anni trovano ora piena applicazione anche nella modulistica. L’avvento dell’Assegno unico e universale, com’è noto, ha di fatto sostituito le vecchie detrazioni per i figli, ma non ne ha semplificato la gestione. Per i minori di 21 anni, ad esempio, la detrazione fiscale non spetta più, ma è comunque obbligatorio indicarli nel quadro dedicato per poter continuare a detrarre le spese sostenute per loro, che si tratti di rette scolastiche o di attività sportive. Per i figli tra i 21 e i 30 anni, invece, la detrazione torna applicabile, ma con un importo che non è più fisso: i 950 euro teorici si riducono progressivamente all’aumentare del reddito del genitore, seguendo una formula matematica che tiene conto del reddito complessivo familiare fino a 95mila euro. E per i figli con più di 30 anni, se non disabili, niente da fare: nessuna agevolazione è più prevista.
Bonus casa rimodulati e nuovi aiuti per i lavoratori
Anche il fronte delle agevolazioni edilzie, quelle che negli anni hanno rappresentato un pilastro delle dichiarazioni dei redditi degli italiani, subisce una profonda revisione. Il bonus per le ristrutturazioni, quello che consente di recuperare il 50 per cento delle spese sostenute, viene ora limitato ai soli interventi effettuati sull’abitazione principale. Per tutti gli altri immobili, la detrazione scende al 36 per cento, una differenza sostanziale che potrebbe orientare le scelte di chi programma dei lavori. Accanto a queste novità, che in molti casi riducono il perimetro dei benefici, emergono però anche alcune misure di segno opposto, pensate per sostenere specifiche categorie di contribuenti. Si pensi, ad esempio, al trattamento integrativo, una somma variabile fino a 960 euro riconosciuta a chi ha un reddito complessivo non superiore a 20mila euro, oppure alla nuova detrazione per i redditi compresi tra 20mila e 40mila euro. C’è poi la detassazione, entro il limite di 5mila euro annui, delle somme erogate dal datore di lavoro per aiutare i neoassunti a tempo indeterminato a pagare l’affitto o le spese di manutenzione della casa, una misura che cerca di incentivare la mobilità e l’occupazione stabile.
Le novità in dettaglio tra welfare e cripto-attività
Scendendo ancora più nel dettaglio della modulistica, emergono altre indicazioni degne di nota. Nel quadro C del modello, ad esempio, compare un nuovo rigo, il C18, dedicato espressamente ai contributi di welfare aziendale per le spese di affitto e manutenzione. Le istruzioni, in questo senso, sono molto chiare nel recepire le novità introdotte dalla legge di Bilancio. Per quanto riguarda, invece, il mondo degli investimenti, una svolta epocale riguarda le cripto-attività: dal 1° gennaio 2025 è stata eliminata la soglia di esenzione di 2mila euro per le plusvalenze, il che significa che qualsiasi guadagno realizzato dovrà essere dichiarato. E dal 2026, per chiudere il cerchio, l’aliquota sostitutiva su questi proventi salirà al 33 per cento. Insomma, il 730/2026 si presenta come un appuntamento complesso, nel quale ogni rigo e ogni casella nascondono potenziali sorprese, e dove la conoscenza delle nuove regole farà la differenza tra un rimborso atteso e un debito imprevisto.




