Proteste alla Biennale di Venezia

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Negli ultimi giorni, un'opposizione tra artisti è emersa riguardo alla mancata presa di posizione della Biennale di Venezia sul padiglione di Israele. Questa richiesta ha incontrato la resistenza del ministro della cultura, Gennaro Sangiuliano.

L'opposizione degli artisti

L'Art Not Genocide Alliance (ANGA) ha raccolto migliaia di firme per opporsi alla presenza del padiglione di Israele alla Biennale di Venezia. Tra le oltre 15 mila firme raccolte, ci sono artisti e personalità del mondo della cultura palestinese e israeliana, come Nan Goldin, Sophie Jung e Jesse Darling. Tra i firmatari italiani troviamo Cesare Pietroiusti, la curatrice Emilia Giorgi, la piattaforma Locales e diversi nomi legati alla Biennale di Venezia.

La risposta alla petizione

In risposta alla petizione degli artisti, che chiedono l'esclusione degli israeliani dalla Biennale di Venezia, è stata lanciata una petizione opposta ma identica, che chiede l'esclusione degli iraniani, rappresentanti di un regime teocratico feroce e misogino.

Il contesto più ampio

Questi eventi si inseriscono in un periodo di grande confusione. Recentemente, il concerto di Valerij Gergiev, noto direttore d'orchestra russo e amico di Vladimir Putin, è stato annullato. Eden Golan, cantante israeliana, è a rischio per l'Eurovision. Ci sono stati anche casi di scrittori palestinesi, registi ucraini e fumettisti ebrei coinvolti in situazioni simili.

L'appello di Woman Life Freedom

Woman Life Freedom Europe e Woman Life Freedom Italy hanno lanciato un appello affinché anche gli artisti e le artiste iraniane dissidenti siano ospitati dalla Biennale di Venezia. Questo appello è stato rilanciato proprio mentre viene contestato l'invito analogo a Israele. Le organizzazioni chiedono perché un'importante istituzione come la Biennale di Venezia si presta a legittimare la delegazione di un regime dittatoriale che da 45 anni censura ogni espressione artistica.

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