Napoli, striscione e campioni di terreno nel Sin di Bagnoli durante il corteo anti America's Cup

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una delegazione di manifestanti, nel corso dell’imponente corteo che oggi ha attraversato Bagnoli, è stata fatta entrare all’interno dell’area del sito di interesse nazionale per compiere un gesto dal forte valore simbolico. I partecipanti, che sfidavano il freddo di febbraio, hanno potuto posare uno striscione di protesta e, soprattutto, prelevare con le proprie mani alcuni campioni di sedimenti dal terreno inquinato, dichiarando senza mezzi termini di non fidarsi e di volerli far analizzare autonomamente. Un atto, quest’ultimo, che sigilla la profonda sfiducia verso le istituzioni e verso i processi di bonifica che, da decenni, sembrano procedere a rilento quando non arenarsi del tutto.

Una protesta radicata nel territorio

La manifestazione, che ha raccolto oltre cinquemila persone secondo gli organizzatori, nasce dalla confluenza della Rete 'No America's Cup', dei residenti della zona e di una miriade di comitati civici. Aprire il lungo serpentone, partito da viale Campi Flegrei per concludersi a Coroglio, non era un semplice gruppo di persone ma una barca a vela, emblema ironico dell’evento contestato, sulla quale campeggiava la scritta 'America's Pacco'. Una scelta non casuale, quella di mettere in mare un’imbarcazione, per denunciare ciò che viene percepito come un tradimento del mare stesso: la mancata rimozione della colmata e la realizzazione di un bacino di calma per le barche da regata, visto dai molti non come un’opera temporanea bensì come l’anticamera di un porto permanente.

Le ragioni di un dissenso che va oltre la regata

Le voci che si alzano dalla folla, e che i portavoce dei comitati cercano di coordinare, non si limitano a contestare l’evento sportivo in sé, considerato un’invasione effimera e di facciata. Il cuore della protesta batte per rivendicazioni ben più concrete e antiche: la bonifica completa dell’ex area Italsider, la messa in sicurezza di un territorio profondamente ferito, il ripristino della spiaggia cancellata da quelle che vengono definite modifiche legislative criminali, la creazione di un parco vero e la prospettiva di un lavoro stabile e dignitoso. Contro tutto ciò, l’America’s Cup viene dipinta come un’operazione di distrazione di massa, capace di offrire soltanto occupazione precaria e servile per la breve durata dell’evento, un esercito di camerieri e lavapiatti al servizio dei pochi.

Gli eccessi verbali e la solidarietà istituzionale

Se la protesta è rimasta sostanzialmente pacifica, non sono mancati episodi di tensione verbale che hanno immediatamente attirato l’attenzione della politica locale. Su alcuni muri di Bagnoli, infatti, sono apparse scritte offensive indirizzate al sindaco di Napoli, di una durezza tale da spingere un esponente della commissione urbanistica del Consiglio comunale a prendere pubblicamente le distanze. L’invito, dopo aver espresso solidarietà al primo cittadino, è stato a mantenere il dissenso entro i binari della legittima manifestazione del pensiero, condannando senza appello qualsiasi degenerazione in atti di violenza verbale. Un appello, quello a “resistere” lanciato ai residenti dai manifestanti, che risuona in un’atmosfera carica di preoccupazione per il futuro di un pezzo di città che sembra sentirsi, ancora una volta, ai margini delle scelte che lo riguardano.

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