Nascere prima del tempo: il cervello del prematuro tra vulnerabilità e resilienza
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Redazione Interno
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Arrivano al mondo quando nessno se lo aspetta, miniscoli e vulnerabili, spesso grandi non più di una mano aperta, in un momento, quello in sala parto, in cui il tempo pare fermarsi e ogni secondo diventa decisivo per il loro futuro. È l'inizio della vita per i nati pretermine, bambini che intraprendono il loro cammino prima del compimento della trentasettesima settimana di gestazione, un viaggio che, in certi casi, può cominciare addirittura alla ventitreesima. Un evento, questo, che non costituisce un'eccezione rara, dal momento che, a livello globale, un bambino su dieci vede la luce in anticipo rispetto ai canonici nove mesi, un dato che delinea un quadro di significativa incidenza e impatto.
I rischi per il neurosviluppo
La prematurità, condizione di per sé delicata, espone il neonato a una serie di rischi elevati, molti dei quali concernono proprio lo sviluppo cerebrale. Gli esperti della Società Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza (SINPIA) sottolineano come una percentuale che oscilla tra il 25% e il 50% di questi bambini possa sviluppare, nel corso della crescita, disturbi del neurosviluppo. Tra questi, si annoverano condizioni come l'autismo, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), i disturbi della coordinazione motoria o varie forme di disabilità intellettiva, un ventaglio di possibili esiti che rende evidente la vulnerabilità del sistema nervoso centrale quando viene a trovarsi in un ambiente extrauterino in modo precoce. Promuovere un adeguato neurosviluppo nei nati pretermine, un obiettivo che richiede un impegno multidisciplinare e precoce, significa pertanto investire concretamente sul futuro dell'intera collettività, migliorando non solo le prospettive del singolo individuo ma anche il capitale sociale.
Le iniziative sul territorio italiano
In occasione della Giornata Mondiale della Prematurità, celebrata il 17 novembre, numerose strutture sanitarie italiane hanno organizzato momenti di sensibilizzazione e informazione per accendere i riflettori su questo tema. L'Azienda AUSL Toscana centro, per esempio, ha invitato la cittadinanza a partecipare alle iniziative promosse dalle sue Unità di Terapia Intensiva Neonatale e di Neonatologia, con l'intento di diffondere una maggiore consapevolezza, valorizzare il lavoro incessante degli operatori e porgere un sostegno concreto alle famiglie, le quali si trovano ad affrontare un percorso spesso costellato di incertezze e paure. Un lavoro, quello del personale sanitario, che prosegue senza sosta tutto l'anno, come dimostrano i dati dell'ospedale Papa Giovanni, dove nel 2024 sono stati accolti 178 neonati pretermine su un totale di circa quattromila parti, una cifra che corrisponde al 4,4% delle nascite e che offre uno spaccato della realtà nazionale.
Il ruolo cruciale delle terapie intensive neonatali
A fare la differenza nella vita di questi piccoli pazienti, molti dei quali possono presentare un peso inferiore ai cinquecento grammi, sono proprio i reparti di Terapia Intensiva Neonatale, veri e propri avamposti di tecnologia e umanità. La TIN di Borgo Trento a Verona, diretta dal dottor Renzo Beghini, rappresenta un esempio emblematico di questo impegno, arrivando ad assistere in media un bambino prematuro al giorno. Essendo l'unico centro di riferimento per un'area vasta, quel reparto accoglie i nati prima della trentaquattresima settimana provenienti non solo dalla città ma anche da altri ospedali del territorio, diventando così un punto di raccolta fondamentale per le situazioni più critiche. È in questi ambienti, dove il confine tra scienza e miracolo a volte si assottiglia, che si gioca una partita cruciale per la vita, combattuta con dedizione e competenza al fianco delle famiglie e dei loro bambini.




