Platinette compie 70 anni e racconta la vita dopo gli ictus

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   “Non sono ancora morta, grazie”. Con la battuta che da sempre lo contraddistingue, Mauro Coruzzi, per tutti Platinette, affronta il suo settantesimo compleanno e lo fa senza nascondere le difficoltà, ma con una lucidità che sorprende. L’artista, che ha attraversato due ictus negli ultimi due anni – uno ischemico e uno emorragico – parla della sua condizione attuale con un realismo che non indulge al pietismo, descrivendo gli effetti permanenti che ne hanno minato le capacità fisiche e cognitive. Camminare, ormai, richiede l’ausilio di un bastone, mentre la parola e l’udito presentano deficit considerevoli, cosa che non gli impedisce, tuttavia, di comunicare con la schiettezza di sempre.

Il racconto di un cervello "a buchi"

È l’immagine del formaggio svizzero, l’Emmental, quella scelta dai neurologi per spiegargli le condizioni del suo cervello, un’immagine che Platinette riporta senza filtri. “Il neurologo dice che il mio cervello è come un emmental, pieno di buchi”, racconta, sottolineando come intere zone, responsabili di funzioni essenziali come la parola e l’equilibrio, siano andate distrutte insieme ai relativi neuroni. Ciò che ne risulta, come lui stesso precisa, è un sistema dove i pochi neuroni superstiti, “poveretti, si sono caricati tutto il lavoro”, tentando di sopperire alle mancanze in un’impresa che definisce quasi disperata.

L'umorismo come scudo e la consapevolezza del miracolato

Nonostante il percorso accidentato, che lo ha costretto a una lunga assenza dalle scene televisive e radiofoniche, l’ironia rimane il suo codice espressivo primario, uno scudo contro la rassegnazione. Definirsi “un miracolato, un sopravvissuto” non è per lui un’esagerazione, bensì la constatazione di un dato di fatto, considerata la gravità degli eventi cerebrovascolari subiti. L’umorismo, del resto, gli serve anche per smarcarsi da quelle che considera iperboli giornalistiche, rifiutando di trasformare il compleanno in un “dramma” o in una festa eccessiva, preferendogli piuttosto un tono dimesso e concreto.

Le confessioni e l'unico rimpianto

Tra le varie confessioni, emerge un singolo, personale rimpianto che l’artista collega, inaspettatamente, a Rocco Siffredi, un dettaglio che aggiunge un ulteriore tassello alla sua complessa personalità senza che vengano svelati, per sua scelta, i contorni specifici della vicenda. Questo accenno, per quanto laconico, completa il ritratto di un uomo che, pur costretto a fare i conti con un corpo profondamente segnato, conserva intatta la capacità di guardarsi dentro e di riconoscere, nel groviglio di una vita, i nodi che sono rimasti irrisolti.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.