La nuova norma sulla par condicio mette in difficoltà Pd e M5s
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Redazione Interno
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La maggioranza di centrodestra ha recentemente approvato una norma in Commissione di Vigilanza che consente ai rappresentanti di governo di avere un ampio spazio nelle trasmissioni giornalistiche del servizio pubblico. Questo spazio è destinato a esporre i problemi e le iniziative di loro competenza.
Il diritto di parola dei rappresentanti di governo
In pratica, se un sottosegretario o un ministro si candidano a diventare parlamentari europei, possono apparire in televisione sostanzialmente quando vogliono. L'unico vincolo è che parlino delle loro competenze.
Le reazioni dell'opposizione
L'opposizione ha reagito con dichiarazioni forti e apocalittiche alla notizia. Le critiche sono iniziate nella tarda notte di martedì, appena terminata la seduta della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai. I commissari del Pd hanno affermato che "la maggioranza comprime la voce dell’opposizione", mentre il M5S ha dichiarato che "la maggioranza azzoppa i presidi della par condicio". Altri commenti includono "siamo al regime mediatico" (Sandro Ruotolo, Pd) e "da TeleMeloni a Orbán news" (Antonio Nicita, Pd).
Il servizio pubblico come megafono del governo
I giornalisti dell’Usigrai hanno espresso preoccupazione per il fatto che il servizio pubblico possa essere ridotto a un megafono del governo. Da questa sera, la semplice apparizione di un ministro nei telegiornali di Stato sarà equiparata a un golpe che ha cancellato all'improvviso 78 anni di democrazia.
Il buon senso e le campagne elettorali
Nonostante le reazioni forti, è importante ricordare che l'Italia è un Paese dove il buon senso regna più di quanto si immagini. Tuttavia, le interminabili campagne elettorali tendono a mandare in soffitta i ragionamenti pacati. Questo è un aspetto da tenere in considerazione nel valutare le reazioni alla nuova norma.




