Leclerc accusa i freni dopo lo schianto a Monaco, la Brembo risponde: “Molto sorpresi”
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Redazione Sport
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Charles Leclerc si immaginava un weekend diverso nella sua Montecarlo. Il pilota della Ferrari, dopo aver fatto segnare il miglior tempo nelle libere del venerdì, sperava di cambiare passo in via definitiva sul circuito del Principato, ma domenica la sua gara è terminata presto, incastrata contro le barriere dell’Antony Noghès. Mancavano pochi giri al termine, con il monegasco saldamente al terzo posto, quando la sua SF-26 è letteralmente andata dritta, distruggendo ogni speranza di podio.
La frustrazione, palpabile, ha subito preso il sopravvento: al team radio, il pilota ha scaricato la responsabilità dell’incidente su un problema tecnico, rifiutandosi di assumersi la colpa come invece accade di solito quando commette errori di guida.
La dinamica del cedimento, raccontata a caldo dallo stesso Leclerc, dipinge lo scenario di un’impotenza assoluta che pochi professionisti sono disposti ad ammettere con tanta schiettezza.
Secondo la sua ricostruzione, supportata dall’analisi dei dati telemetrici visionati insieme al muretto, il problema non è stato un semplice bloccaggio, bensì un collasso parziale dell’impianto. “Su quattro freni, tre non funzionavano”, ha spiegato, descrivendo una situazione in cui l’anteriore sinistro tenea, il destro era a metà servizio e i due posteriori erano del tutto inerti. Il momento critico è coinciso con la ripartenza dopo la Safety Car, un regime di neutralizzazione che ha raffreddato le componenti al punto da renderle, a suo dire, impossibili da riattivare.
“Quando dico ‘affatto’, intendo che dai dati non c’era alcuna decelerazione. Era come se le pinze non ci fossero nemmeno”, ha aggiunto, sottolineando come questa criticità, già emersa a Montreal, sia diventata a Montecarlo un’anomalia ingestibile.
La replica del fornitore bergamasco
Di fronte a queste accuse, chi i freni li ha progettati e costruiti non ha potuto rimanere in silenzio. Il gruppo Brembo, azienda lombarda che vanta una partnership ultraquarantennale con la scuderia di Maranello (collaborazione che si estende ad altri componenti come le frizioni AP e gli ammortizzatori Ohlins), ha infatti diramato una nota ufficiale per prendere le distanze dalle dichiarazioni del pilota.
“Il gruppo Brembo è molto sorpreso dalle dichiarazioni rilasciate da Charles Leclerc al termine del Gran Premio di Monaco”, si legge nel comunicato, un’apertura che tradisce il fastidio per un'accusa pubblica che mette in discussione l’affidabilità del proprio prodotto. L’azienda ha voluto ribadire la solidità del proprio status di benchmark in Formula 1, una tecnologia presente sulla totalità delle monoposto in griglia.
Al di là della mera difesa della propria reputazione, la risposta di Brembo si concentra su un aspetto squisitamente processuale e tecnico, evitando di entrare nel merito della colpa. I vertici dell’azienda hanno precisato di non conoscere al momento le cause del malfunzionamento lamentato dal pilota, sottolineando come sia “prematuro formulare valutazioni tecniche definitive” prima di aver esaminato tutti i dati disponibili.
In casi come questo, spiegano, è necessario analizzare la telemetria fianco a fianco con gli ingegneri della squadra per individuare con precisione l’origine dell’incidente. Insomma, per Brembo si tratta di un'indagine ancora aperta: la palla passa quindi al team per dimostrare se il guasto sia stato un difetto del fornitore o un problema di integrazione sulla vettura, magari legato a setup o usure anomale causate dalla particolare conformazione del circuito monegasco.
La soluzione interna e l’azzardo della strategia
Nonostante l’amarezza per l’ennesima occasione sfumata tra le mura di casa, Leclerc ha comunque voluto gettare un ponte verso il futuro a Barcellona, rivelando un aspetto molto interessante riguardo le configurazioni tecniche adottate nel box. Il monegasco ha infatti dichiarato che la “soluzione” per evitare il ripetersi di questi episodi è già stata trovata all’interno della squadra e verrà implementata a partire dal prossimo appuntamento iridato.
In particolare, il pilota ha confermato che abbandonerà la sua configurazione attuale per passare a quella utilizzata dal compagno di scuderia, il sette volte campione del mondo Lewis Hamilton, una direzione di sviluppo che il britannico ha intrapreso già da qualche gara. Un’ammissione, questa, che conferma l’esistenza di strade tecniche divergenti all’interno del muretto rosso, dove Hamilton era riuscito a limitare i danni portando a casa un prezioso secondo posto.
A complicare il quadro di un weekend già tormentato, inoltre, ha contribuito la gestione concitata del regime di Safety Car causato dal precedente incidente di Lance Stroll. La Ferrari ha richiamato entrambe le vetture ai box per un doppio pit-stop, una mossa che ha costretto Leclerc ad attendere che Hamilton scontasse una penalità di cinque secondi per eccesso di velocità nella corsia dei box. Quel tempo perso, sommato ai nervi per la situazione, ha aumentato la pressione sul pilota in un momento in cui le componenti meccaniche si stavano raffreddando irrimediabilmente.
“Avevo paura che poi la penalità la prendessi anche io”, ha ammesso Leclerc, consapevole che la priorità era servire il compagno di squadra, un aspetto che ha reso ancora più difficile digerire l'epilogo della sua gara.




