"Weapons" di Zach Cregger: l’horror che svela il male nella provincia americana
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Nella sonnolenta Maybrook, cittadina della Pennsylvania dove il tempo sembra essersi fermato, accade l’impensabile: diciassette bambini su diciotto, alunni di una stessa classe elementare, fuggono dalle loro case alla stessa ora, le 2:17 di notte, svanendo nel buio senza lasciare traccia. Un mese dopo, mentre le indagini della polizia si arenano e i genitori si riuniscono per discutere la riapertura della scuola, la vita di chi è rimasto viene stravolta da eventi sempre più inquietanti, che trascinano lo spettatore in un vortice di suspense e orrore psicologico.
"Weapons", il nuovo film di Zach Cregger – già acclamato per "Barbarian" (2022) – conferma la sua capacità di fondere folk horror e critica sociale, costruendo una narrazione complessa che alterna prospettive diverse, fino a un finale tanto spiazzante quanto significativo. Se "Barbarian" aveva sorpreso per l’originalità nel reinventare i cliché del genere, questo nuovo lavoro spinge ancora più in là i confini, rivelando un incubo gotico radicato nell’America rurale, dove il male non è un’entità soprannaturale, ma qualcosa di più sottile e insidioso.
Il titolo stesso, "Weapons" ("armi"), allude a una minaccia che non si materializza in mostri tradizionali, bensì in dinamiche sociali e familiari corrotte. La cittadina di Maybrook, apparentemente tranquilla, nasconde segreti che emergono gradualmente, legando il destino dei bambini scomparsi a un disegno più ampio, in cui la violenza – fisica e psicologica – diventa l’unico linguaggio possibile. Cregger, che proviene dalla commedia, dimostra ancora una volta di padroneggiare l’horror con maestria, dosando tensione e mistero senza mai cedere al banale.
Il film, definito dallo stesso regista "ambizioso" e "gigante", non rinuncia a una struttura narrativa articolata, che potrebbe disorientare chi cerca risposte immediate. Eppure, alla fine, ogni tassello trova il suo posto, rivelando un meccanismo perfettamente oliato, in cui nulla è lasciato al caso. La connessione con "Barbarian", seppur non esplicita, è palpabile: entrambi i film esplorano il lato oscuro delle comunità chiuse, dove l’ipocrisia e il conformismo alimentano mostri ben più terribili di quelli immaginati dal folklore.
Alberto Crespi, nella sua recensione, sottolinea come il male in "Weapons" sia tanto più spaventoso perché radicato nella normalità, anche se a tratti il film indulge in alcuni cliché del genere. Ma è proprio questa ambiguità, questa commistione tra realtà e orrore, a rendere l’opera di Cregger un esperimento riuscito, capace di lasciare un segno oltre i convenzionali limiti dell’horror.




