Londra avverte Abramovich: "O dona i 2,5 miliardi del Chelsea all'Ucraina o andiamo in tribunale"
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Redazione Esteri
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Il governo britannico, in una mossa senza precedenti che segna una nuova fase nelle sanzioni contro gli oligarchi russi, ha dato formalmente il via al processo per trasferire all'Ucraina la somma di 2,5 miliardi di sterline, l'equivalente di circa 2,8 miliardi di euro, provenienti dalla vendita forzata del Chelsea Football Club. I fondi, bloccati da tempo in un conto speciale, appartengono a Roman Abramovich, il magnate russo sanzionato nel marzo del 2022 a seguito dell'invasione russa del territorio ucraino, e rappresentano il ricavato netto dell'operazione che ha portato il club londinese sotto la proprietà del consorzio guidato da Todd Boehly.
L'ultimatum del premier Starmer alla Camera dei Comuni
Il primo ministro Keir Starmer, intervenendo in un'affollata seduta della Camera dei Comuni, ha lanciato un vero e proprio ultimatum ad Abramovich, chiarendo senza ambiguità la posizione dell'esecutivo. "Il mio messaggio ad Abramovich è questo: il tempo stringe", ha dichiarato Starmer, la cui voce si è alzata per sottolineare l'urgenza della questione. Il capo del governo ha esortato l'oligarca a "onorare l'impegno" che, secondo fonti governative, lo stesso Abramovich aveva assunto in fase di vendita del club circa la destinazione dei proventi a fini umanitari. "Paga subito", ha intimato Starmer, aggiungendo che, in caso di inadempienza, Londra è pronta ad agire legalmente. "Siamo pronti ad andare in tribunale", ha proseguito, "affinché ogni singolo penny arrivi a coloro le cui vite sono state distrutte dalla guerra illegale di Putin".
Il percorso giuridico e la destinazione dei fondi
L'iter, tecnicamente complesso, prevede che il ministero del Tesoro emetta delle istruzioni specifiche per dirottare quel capitale, attualmente immobilizzato, verso progetti di ricostruzione e assistenza umanitaria in Ucraina. Si tratta di un meccanismo che, pur trovando un fondamento nelle normative sulle sanzioni, rappresenta un caso di studio per la sua portata finanziaria e il suo significato politico, osservato con attenzione da altre capitali occidentali che potrebbero valutare percorsi simili. I fondi, una volta sbloccati, non transiteranno attraverso il bilancio statale britannico ma saranno gestiti da un canale dedicato, con l'obiettivo dichiarato di supportare direttamente la popolazione colpita dal conflitto, finanziando la riparazione di infrastrutture civili essenziali e il sostegno ai civili.
Un precedente significativo nella geopolitica delle sanzioni
Questa decisione, che segue un prolungato periodo di attesa e di trattative dietro le quinte, stabilisce un precedente rilevante nell'uso dei beni confiscati a individui sanzionati, spostandosi dal semplice congelamento verso una loro attiva riconversione a beneficio della nazione aggredita. La minaccia esplicita di un'azione legale, peraltro, segnala la volontà dell'amministrazione Starmer di accelerare i tempi e di superare eventuali ostacoli procedurali che potrebbero ritardare il trasferimento. L'operazione, nel suo complesso, si configura quindi non solo come un sostanziale aiuto economico a Kiev, ma anche come un segnale politico di determinazione indirizzato a Mosca, dimostrando come i regimi sanzionatori possano evolversi in strumenti attivi di riparazione.




