Oro in attesa, solo sopra 4.200 dollari il segnale rialzista
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Redazione Economia
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Nella seduta di venerdì 31 luglio l’oro, con il future E-Mini Gold, ha subito una rapida correzione che lo ha riportato in area 4.080-4.076 dollari, un movimento che ha contribuito a rendere la situazione tecnica di breve periodo ancora più contrastata. Da un punto di vista grafico, infatti, solo il breakout confermato in chiusura di seduta oltre la soglia dei 4.200 dollari potrebbe fornire un segnale rialzista sufficiente a innescare una risalita di una certa consistenza, con i primi target teorici individuati in area 4.280-4.290 dollari e un secondo obiettivo intermedio che si spingerebbe fino a quota 4.350. In questo contesto, il metallo prezioso continua a muoversi con cautela nelle prime contrattazioni della settimana, mantenendosi stabilmente al di sotto del livello psicologico e tecnico dei 4.100 dollari, nonostante un tentativo di recupero nelle battute iniziali che non è però riuscito a tradursi in uno slancio duraturo.
Il ruolo delle banche centrali e i numeri del World Gold Council
Nel frattempo, il quadro fondamentale dell’oro si arricchisce di un elemento di non secondaria importanza: le banche centrali si confermano tra i principali acquirenti netti del metallo giallo, un ruolo che hanno consolidato anche nel corso del secondo trimestre del 2026. Secondo i dati diffusi dal World Gold Council, gli acquisti netti complessivi hanno raggiunto le 289 tonnellate, un volume che riflette la crescente rilevanza dell’oro all’interno delle strategie di gestione delle riserve ufficiali.
Questa tendenza, come ha osservato Simone Manenti, amministratore delegato di Confinvest Oro, è ben raccontata anche dall’evoluzione dei prezzi, che dai minimi di circa 1.060 dollari l’oncia registrati nel 2015 sono arrivati a toccare nuovi record storici, superando in alcune fasi del 2026 la soglia dei 5.000 dollari.
Il dollaro e le attese sulla Federal Reserve
A pesare sulle quotazioni del metallo giallo in queste ore è tuttavia il moderato rafforzamento del dollaro statunitense, che sta frenando le velleità rialziste dell’oro e limitando la portata del recupero dopo la flessione di fine luglio. Il biglietto verde ha recuperato parte del terreno perso nelle ultime sedute, e questo movimento ha contribuito a mantenere l’oro sotto pressione, anche se il quadro di fondo resta sostanzialmente equilibrato.
A sostenere le quotazioni, infatti, continua a giocare un ruolo importante il progressivo ridimensionamento delle aspettative relative a un nuovo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, un elemento che tradizionalmente offre un sostegno non trascurabile al metallo prezioso in quanto bene rifugio e riserva di valore.
Le decisioni di Bce e Fed e l’incertezza dei mercati
Se si allarga lo sguardo al contesto monetario internazionale, emerge un quadro piuttosto articolato: Francoforte ha recentemente alzato i tassi di interesse al 2,25% rispetto al precedente 2%, mentre l’autorità americana ha scelto di mantenere inalterato il costo del denaro nella forchetta 3,5-3,75%. Due percorsi diversi, dettati da letture altrettanto differenti delle dinamiche inflazionistiche e della crescita, che obbligano entrambe le istituzioni a navigare a vista in un mare di incertezze.
Le loro decisioni, è bene ricordarlo, finiscono inevitabilmente per avere conseguenze dirette su inflazione, dollaro e, di riflesso, sulle quotazioni dell’oro, creando un intreccio di variabili che gli investitori sono chiamati a monitorare con attenzione.
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