Chiara Ferragni, dopo il proscioglimento: "I social sono democratici, pronta per un nuovo cda"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Chiara Ferragni, protagonista indiscussa dell’imprenditoria digitale italiana, riemerge pubblicamente dopo l’archiviazione da parte della procura di Milano, un passaggio giudiziario che ha segnato profondamente la sua attività. L’intervista concessa a Milano Finanza rappresenta il primo bilancio a mente fredda, un resoconto privo di autocommiserazioni ma non di consapevolezza. “Sono sollevata”, afferma, sottolineando come i due anni trascorsi sotto i riflettori delle indagini, noti alle cronache come Pandorogate, abbiano imposto limiti alla sua espressione che ora sente finalmente di poter superare. L’esperienza, sebbene gravosa, viene descritta come un acceleratore di crescita personale e professionale, un periodo durante il quale, a suo dire, è maturata in modo equivalente a un decennio.
Le riflessioni sul management e l'esperienza in Tod's
La discussione si sposta quindi sui meccanismi aziendali, terreno su cui Ferragni ammette una valutazione critica del proprio operato. La gestione della sua società viene analizzata senza edulcorazioni: l’errore principale, spiega, è stato quello di aver approcciato un’impresa strutturata con la mentalità tipica di una startup, un modello forse troppo agile per sostenere una crescita così esponenziale e scrutinata. La lezione appresa, e che ora pone come un monito per sé e per altri, riguarda la necessità imprescindibile di circondarsi di un team di professionisti fidati e di alta competenza, una rete di supporto manageriale che in passato ritiene sia mancata. A questo proposito, l’esperienza nel consiglio di amministrazione di Tod’s viene ricordata come un crogiolo formativo di eccezionale valore, un osservatorio privilegiato dal quale ha tratto insegnamenti che oggi considera fondamentali.
La difesa dei social network e il loro ruolo nella moda
Nonostante le vicissitudini, che hanno incluso anche un ingente risarcimento, la sua fiducia nel mezzo che l’ha resa celebre rimane intatta. “Credo ancora nei social, sono democratici”, dichiara con convinzione, sostenendo che le piattaforme digitali continuano a garantire una platea a chiunque abbia qualcosa di significativo da comunicare. Questo principio, per lei, resta valido anche nell’attuale panorama trasformato, al punto da ritenere che “anche oggi potrebbe nascere una Chiara Ferragni dai social”. La sua analisi tocca infine il settore della moda, del quale è stata una pioniera nel marketing influenzato. Pur riconoscendo i mutamenti intervenuti, ne ribadisce la dipendenza dagli influencer, figure che ritiene ancora capaci di orientare tendenze e consumi, sebbene all’interno di un ecosistema divenuto più complesso e articolato.
La prospettiva futura e un possibile ritorno nei board
Lo sguardo, a questo punto, si proietta in avanti. Con il procedimento giudiziario archiviato, l’imprenditrice manifesta l’intenzione di tornare a ricoprire un ruolo attivo in un consiglio di amministrazione, esperienza che ora valuta con una preparazione e una cautela diverse. La disponibilità è espressa con un “tornerei volentieri”, frase che delinea un ritorno alle dinamiche rate non come un semplice ritorno al passato, ma come una nuova fase da affrontare con il bagaglio di consapevolezze accumulate. Il tono generale, pertanto, non è di chiusura ma di ripartenza, fondata su una percezione più strutturata del business e sulla convinzione che gli strumenti della comunicazione digitale, se governati con accortezza, conservino intatta la loro potenza generativa.




