Sara Gama lascia il calcio: l’addio della capitana tra orgoglio e gratitudine
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Redazione Sport
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Sara Gama ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo, chiudendo una carriera che l’ha vista diventare un simbolo del calcio femminile italiano. L’annuncio, come spesso accade nell’era digitale, è arrivato attraverso un videomessaggio sui suoi profili social, dove la triestina ha ripercorso le tappe più significative della sua vita in campo. «Oggi quel pallone lo calcio e lo lascio andare», ha detto, senza nascondere l’emozione. «Con orgoglio, con gratitudine, con il cuore pieno: è il mio addio al calcio giocato».
Nata a Trieste da padre congolese e madre italiana, Gama ha iniziato a rincorrere un pallone lungo il lungomare della Barcolana, lontana dai riflettori che poi l’avrebbero accompagnata in oltre un decennio da professionista. La sua carriera, iniziata in patria, l’ha portata a vestire maglie prestigiose come quelle del Brescia, del Paris Saint-Germain e, soprattutto, della Juventus, dove è stata capitana e punto di riferimento. Senza dimenticare gli oltre 90 gettoni in Nazionale, con la fascia al braccio in numerose occasioni.
A riconoscerne il valore, oltre ai tifosi, è stato anche Gabriele Gravina, presidente della FIGC, che ha definito «un privilegio» aver condiviso con lei «questi anni». «La sua presenza – ha aggiunto – sarà ispirazione per migliaia di bambine». Un passaggio di testimone ideale per una giocatrice che, pur senza enfasi retorica, ha contribuito a rendere il calcio femminile più visibile e rispettato in Italia.
Quello di Gama non è un addio improvviso, ma il punto finale di un percorso in cui ha saputo coniugare talento e determinazione, superando anche le difficoltà di un movimento ancora in crescita. Il suo nome rimarrà legato non solo ai trofei vinti – tra cui diversi scudetti e coppe – ma anche alla capacità di rappresentare, con naturalezza, una generazione di calciatrici che ha aperto la strada alle più giovani.




