Tumore al pancreas, l’Fda approva daraxonrasib: sopravvivenza raddoppiata con la nuova pillola

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La Food and Drug Administration americana ha approvato il 26 agosto daraxonrasib, un inibitore orale della famiglia delle proteine RAS, per il trattamento dell’adenocarcinoma pancreatico metastatico. Il farmaco, che sarà commercializzato con il nome di Rasonque dall’azienda californiana Revolution Medicines, è indicato per i pazienti adulti che hanno già ricevuto almeno una precedente linea di terapia sistemica o che non sono candidabili a un trattamento con più farmaci.

L’approvazione arriva a valle dei risultati dello studio di fase 3 RASolute 302, che hanno dimostrato un miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza rispetto alla chemioterapia standard, segnando un potenziale punto di svolta nella gestione di una delle neoplasie più aggressive e finora più refrattarie alle terapie mirate.

La decisione dell’ente regolatorio statunitense, arrivata con circa sei mesi e mezzo di anticipo rispetto alla data target, si basa su un meccanismo d’azione innovativo che per la prima volta colpisce in modo efficace il “motore” genetico della maggior parte dei tumori pancreatici, un bersaglio considerato per decenni non aggredibile dai farmaci.

Lo studio RASolute 302 e i dati di sopravvivenza

L’autorizzazione si fonda sui risultati del trial internazionale di fase 3 RASolute 302, che ha arruolato 500 pazienti con adenocarcinoma pancreatico metastatico in progressione dopo un precedente trattamento. I partecipanti sono stati随机izzati per ricevere daraxonrasib per via orale una volta al giorno (300 mg) oppure la chemioterapia scelta dallo sperimentatore.

Nella popolazione complessiva dello studio, che includeva pazienti con diverse mutazioni di RAS, la sopravvivenza mediana è risultata di 13,2 mesi nel gruppo trattato con il nuovo farmaco, contro i 6,7 mesi del gruppo chemioterapia, con un hazard ratio di 0,40. In pratica, il trattamento ha ridotto il rischio di morte del 60% rispetto alla chemioterapia. Anche la sopravvivenza libera da progressione è più che raddoppiata, passando da 3,6 a 7,2 mesi, e il tasso di risposta obiettiva, cioè la riduzione del tumore, è risultato del 30% contro l’11% del braccio di controllo.

Il beneficio si è rivelato sostanzialmente consistente anche nel sottogruppo di pazienti con mutazioni RAS G12, che rappresentano la stragrande maggioranza dei casi: la sopravvivenza mediana è passata da 6,6 a 13,2 mesi, con un rischio di morte ridotto del 60%. “Per la prima volta – ha dichiarato Mark A. Goldsmith, amministratore delegato di Revolution Medicines – i pazienti hanno a disposizione un farmaco mirato approvato progettato per inibire direttamente la causa principale del tumore al pancreas, RAS, uno dei bersagli più difficili da affrontare dalla sua scoperta”.

Un meccanismo d’azione contro un bersaglio “non aggredibile”

Daraxonrasib appartiene a una nuova classe di inibitori dei segnali RAS(ON), progettati per bloccare la forma attiva (legata al GTP) delle proteine RAS, che nelle cellule tumorali rimane costantemente attivata a causa di mutazioni oncogeniche, innescando una proliferazione incontrollata. Più del 90% dei tumori pancreatici presenta alterazioni nella via di segnalazione RAS, con mutazioni particolarmente frequenti nel gene KRAS, che riguardano soprattutto gli amminoacidi G12, G13 e Q61.

A differenza di precedenti terapie mirate a singole mutazioni, daraxonrasib agisce con un meccanismo definito “a triplo complesso”: la molecola si lega alla proteina ciclofilina A, e questo complesso va poi ad agganciarsi alla RAS attiva, impedendole di interagire con i suoi effettori a valle e bloccando così la crescita tumorale.

Questo approccio multiselettivo lo rende attivo su un’ampia gamma di varianti mutanti, come G12, G13 e Q61, e su tutte e tre le isoforme di RAS (KRAS, HRAS e NRAS), a differenza di inibitori più selettivi che coprono solo una piccola frazione di pazienti, come quelli per la mutazione G12C. L’approvazione non richiede un test diagnostico companion per identificare una specifica mutazione, rendendo il farmaco potenzialmente utilizzabile per un ampio spettro di pazienti, inclusi quelli senza una mutazione di RAS identificata.

Profilo di sicurezza e prospettive regolatorie

Il profilo di sicurezza di daraxonrasib, emerso dallo studio RASolute 302, presenta alcuni effetti avversi caratteristici, ma con un tasso di interruzioni del trattamento dovute a tossicità decisamente inferiore rispetto alla chemioterapia (1,2% contro 11,2%). Gli eventi avversi più comuni, che hanno riguardato oltre il 20% dei pazienti, includono rash cutaneo, diarrea, stomatite (infiammazione della mucosa orale), nausea, vomito, dolore addominale, edema e diminuzione dell’appetito.

Le reazioni avverse di grado 3 o superiore si sono verificate nel 43,6% dei pazienti con daraxonrasib contro il 57,5% di quelli in chemioterapia, con gli eventi più frequenti rappresentati da rash (14%) e stomatite (12%). L’etichetta del farmaco include avvertenze e precauzioni per tossicità dermatologiche e dei tessuti molli, disturbi orali, diarrea e, in casi più rari, perforazione gastrointestinale o polmonite interstiziale.

La revisione dell’Fda è stata condotta nell’ambito del programma Project Orbis, che prevede una collaborazione con altre agenzie regolatorie internazionali come Health Canada, mentre l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) e l’agenzia giapponese hanno partecipato come osservatori; la domanda di autorizzazione in Europa è già in fase di revisione, con la speranza che il farmaco possa diventare presto disponibile anche per i pazienti italiani.

L’Fda ha concesso al farmaco le designazioni di Breakthrough Therapy e Orphan Drug, e la sua approvazione è stata accelerata anche dal programma pilota National Priority Review Voucher.

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