Addio alla patente come a Malta? Per gli italiani il prezzo della rinuncia sale
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Redazione Economia
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L’isola di Malta, si sa, gode spesso di un trattamento fiscale e normativo diverso dal resto d’Europa; eppure, anche in questo caso, la sua recente proposta – 25mila euro ai giovani under 30 che accettino di non guidare per cinque anni – ha sollevato più di una perplessità, specialmente se trasportata idealmente sul suolo italiano. Perché qui, a quanto pare, la stessa rinuncia avrebbe un costo triplicato: gli automobilisti del Belpaese, interpellati da un’indagine di AutoScout24, hanno infatti indicato una cifra media compresa tra i 65mila e i 75mila euro per privarsi della patente per un quinquennio. Una forbice, questa, che allontana qualsiasi ipotesi di ricalcare il modello maltese, sebbene i dettagli economici non siano l’unico ostacolo sul percorso.
Un bonus da 25mila euro per dire addio al volante, ma l’Italia non ci sta
Auto a targhe alterne, blocchi per i diesel più vetusti, incentivi per l’elettrico e persino bonus per i monopattini: le politiche green sulla mobilità si sono accumulate negli anni, spesso con esiti contraddittori. L’iniziativa del governo di Malta, che punta a ridurre il numero di veicoli in circolazione offrendo 25mila euro ai più giovani, è stata accolta con scetticismo da chi, ogni giorno, affronta il traffico e la cronica carenza di mezzi pubblici. Secondo lo studio condotto dal portale attivo in Europa nella compravendita di veicoli, i conducenti nostrani – di tutte le età, non solo i neopatentati – non sarebbero disposti a privarsi della libertà su ruote per una somma inferiore ai 65mila euro. Un dato, questo, che fotografa un divario culturale ed economico non trascurabile.
La difficile applicabilità di una simile riforma nel nostro Paese
Al di là dell’aspetto strettamente monetario, a prevalere sono i forti dubbi sulla reale applicabilità di una misura del genere. Perché se Malta è un’isola di appena 316 chilometri quadrati, con un sistema di trasporti relativamente efficiente e distanze brevi, l’Italia presenta una realtà ben più frammentata: dalle metropoli congestionate alle aree interne, dove l’auto rappresenta l’unico mezzo per raggiungere lavoro, scuola o ospedali. E allora, anche ammesso che un governo italiano decidesse di promuovere un’iniziativa analoga, lo stesso incentivo non funzionerebbe, come sottolineano gli analisti. Servirebbero cifre molto più alte – e una rete alternativa di mobilità che, oggi, esiste solo a tratti.
Tra bonus rifiutati e cronaca di una dipendenza dal volante
Non si tratta, va detto, di semplice attaccamento alla propria automobile; si tratta piuttosto di una necessità strutturale. Le cronache locali, del resto, raccontano quotidianamente di lavoratori costretti a spostarsi per decine di chilometri, di studenti fuorisede senza collegamenti efficienti, di anziani isolati nei piccoli borghi. E se da un lato le politiche green sulla mobilità vengono spesso contestate e criticate – con l’accusa, in certi casi, di aver solo peggiorato la situazione senza migliorare la qualità dell’aria – dall’altro l’idea di un “premio per la rinuncia” alla patente finisce per scontrarsi con la geografia. Per gli italiani, insomma, la libertà di guidare ha un prezzo, e quel prezzo non è di 25mila euro. Almeno, non qui.




