Milano-Sanremo, la caduta e l’impresa: Pogacar vince dopo il patatrack
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Redazione Sport
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Si erano messi in viaggio da Pavia con il cielo terso e la strada che prometteva spettacolo, ma nessuno poteva immaginare che la 117esima Milano-Sanremo si sarebbe consegnata alla storia attraverso una caduta trasformata in leggenda. È scattata ufficialmente due minuti dopo le 10.10 la Classicissima di Primavera, la prima Classica Monumento della stagione, con i riflettori puntati su due fuoriclasse assoluti: da una parte Mathieu van der Poel, re della corsa nel 2023 e nel 2025, dall’altra Tadej Pogacar, il numero 1 del ciclismo mondiale, mai riuscito a domare l’imprevedibilità di questo percorso e per questo ossessionato dall’idea di timbrare il cartellino anche su queste strade.
Il terzo incomodo, quello che un anno fa aveva dimostrato di potersela giocare fino all’ultimo metro, rispondeva al nome di Filippo Ganna: l’azzurro, unico a restare agganciato ai due fenomeni fino al traguardo di via Roma in passato, inseguiva il riscatto forte di due secondi posti già raccolti in carriera.
La fuga italiana e il ritmo da record
Il primo tratto di gara ha subito tracciato il copione della vivacità. Circa un quarto d’ora dopo il via da Pavia, nove atleti sono scattati, allungando il passo fino ad accumulare un vantaggio massimo di circa 4 minuti sul gruppo. Tra questi fuggitivi, sette erano italiani: un contingente nutrito che ha tenuto alta la pressione nelle prime fasi, con nomi come Mirco Maestri, Manuele Tarozzi e Manlio Moro a guidare l’azione. La prima ora di corsa si è chiusa con una media di 46 km/h, la più veloce mai registrata in questa frazione iniziale, a testimoniare come la tensione fosse palpabile fin dai primi chilometri. Il vantaggio, progressivamente, è sceso fino a stabilizzarsi attorno ai 3’10”, con il gruppo dei favoriti che teneva sotto controllo l’iniziativa senza mai concedere troppo respiro.
Pogacar cade dopo Imperia e riscrive la storia
L’evento che ha cambiato il volto della corsa è arrivato a circa 33 chilometri dal traguardo, subito dopo Imperia. Tadej Pogacar, il campione del mondo 27enne dell’Uae Team Emirates-XRG, è finito a terra. In una frazione di secondo, l’ossessione di una vita – quella di conquistare la corsa che più di tutte lo aveva respinto – sembrava potersi infrangere contro l’asfalto. Invece, con la reattività che contraddistingue i campioni, lo sloveno si è rialzato, è rientrato nel gruppo e ha ricomposto la sua corsa verso il traguardo di via Roma, dove l’attendevano le ultime battute decisive.
La volata a due che ne è scaturita lo ha visto prevalere sul britannico Tom Pidcock (Pinarello-Q36.5), in una volata ristretta che ha consegnato allo sloveno il primo successo nella Classicissima. Pogacar subentra così nell’albo d’oro a Mathieu Van der Poel, che proprio nel 2025 aveva alzato le braccia al cielo della Riviera.
L’imprevedibilità come legge
Se esiste una corsa capace di ribaltare i pronostici nel modo più spettacolare, quella è proprio la Milano-Sanremo. La caduta di Pogacar, lungi dall’essere un semplice incidente di percorso, ne ha finito per incarnare il senso più profondo: per piegare la più imprevedibile delle Classiche, serviva l’impresa più folle. Lo sloveno, che aveva trasformato questo appuntamento in una sorta di chiodo fisso, ha dovuto prima superare lo scivolone e poi riorganizzare la rimonta, dimostrando come il percorso di 298 chilometri complessivi (con partenza da Pavia) non perdoni distrazioni ma premi chi sa trasformare un momento di crisi in un’accelerazione decisiva. La 117esima edizione resterà tra le più belle di sempre, proprio perché ha accolto il campione sloveno nel modo più spettacolare possibile, regalando a via Roma un vincitore che quella vittoria la inseguiva da anni.




