Donzelli e lo scontro Schlein-Meloni: «Si è passato il segno parlando all'estero di un rischio eversivo»
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Redazione Interno
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Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia, non usa giri di parole per definire la condotta dell’opposizione, che, a suo giudizio, avrebbe ormai oltrepassato i limiti di un confronto politico accettabile. «Sì e da un pezzo», afferma, quando gli si chiede se si sia passato il segno, sottolineando come non ci si trovi più di fronte a semplici dichiarazioni fuori luogo o a offensive personali, ma a una strategia che, nel perseguire l’obiettivo di attaccare Giorgia Meloni, minerebbe deliberatamente la credibilità internazionale dell’Italia. La narrazione di un Paese in cui la libertà di parola e la democrazia stessa sarebbero in pericolo, secondo la sua ricostruzione, rappresenta il punto di non ritorno, una forzatura che danneggia l’immagine nazionale all’estero dipingendo uno scenario eversivo del tutto inesistente.
Le accuse di Schlein e la «doppia morale»
L’episodio specifico che ha scatenato la reazione di Donzelli risale al recente intervento della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, sul palco del congresso del Partito socialista europeo. Da quel contesto, la leader dell’opposizione ha lanciato un allarme pubblico, sostenendo che «la libertà di parola è a rischio quando governa la destra». Una dichiarazione che, letta dalla prospettiva di Fratelli d’Italia, suona non solo come un’accusa infondata ma come l’emblema di una doppia morale. Donzelli, commentando la frase, ipotizza quasi un lapsus, immaginando che Schlein, «forse, un po' tardivamente», intendesse in realtà scusarsi per le parole precedentemente rivolte alla premier da un altro esponente dell’area. La versione corretta, suggerisce con ironia, avrebbe dovuto suonare ben diversa, ammettendo che «quando governa la destra, c'è sempre il rischio di dire qualche parola in libertà».
La crisi degli avversari e la «bestemmia politica»
Lo scontro frontale tra i due principali schieramenti si inserisce in un quadro politico più ampio, caratterizzato da evidenti difficoltà interne che affliggono le forze di opposizione. La Lega, da una parte, deve fare i conti con le polemiche sollevate da alcune dichiarazioni del generale, mentre il Movimento 5 Stelle vede l’improvvisa fuoriuscita di Chiara Appendino, che ha rassegnato le proprie dimissioni in netto dissenso con la linea di Giuseppe Conte. Questi episodi, secondo alcune analisi, segnerebbero specularmente il collasso dei cosiddetti corpi intermedi, consolidando di fatto la posizione egemonica di Fratelli d’Italia e del Partito Democratico, i quali si ritroverebbero a detenere le golden share dei rispettivi schieramenti. In un simile contesto, l’attacco di Schlein viene letto come la scelta di puntare su una facile «bestemmia politica», preferibile, per l’opposizione, all’onere di dover elaborare e proporre soluzioni credibili per affrontare la complessa depressione socio-economica che attanaglia il Paese.
Un attacco «a freddo» e lo scenario del referendum
Quella di Elly Schlein, stando alle ricostruzioni, non sarebbe stata un’improvvisazione dettata dal calore della polemica, bensì un attacco «a freddo», ben meditato e strategicamente orchestrato. La segretaria del Pd, che non è considerata un’improvvisatrice, avrebbe un obiettivo preciso in testa, puntando a infiammare il dibattito pubblico in vista di un autunno caldo e, possibilmente, di un inverno ancor più bollente. La coreografia stessa del congresso di Amsterdam, conclusosi con le note di Bella ciao, avrebbe contribuito a dare enfasi al suo messaggio, creando un clima simbolico attorno all’allarme per la democrazia. Lo sguardo è già proiettato verso la primavera del 2026, quando è previsto il referendum costituzionale sul disegno di legge che introduce la separazione delle carriere, una riforma che dovrebbe ricevere l’approvazione definitiva del Senato entro una scadenza ben precisa.




