Leone XIV in Camerun tra i “tiranni” e la preghiera per la pace: la replica di Trump e l’abbraccio ai musulmani

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non c’è tregua, nemmeno durante la visita apostolica in Africa, nello scambio di vedute – per usare un eufemismo – tra il Papa e la Casa Bianca. Da Bamenda, capoluogo della regione del Nord-Ovest del Camerun e teatro di un cruento conflitto separatista che ormai insanguina il Paese da un decennio, Leone XIV ha lanciato ieri un monito che, seppur generico nelle forme, è apparso ai più come un preciso affondo contro l’amministrazione Trump. “Il mondo è devastato da una manciata di tiranni”, ha dichiarato il Pontefice dalla Cattedrale di San Giuseppe, aggiungendo subito dopo, quasi a voler rimuovere ogni possibile dubbio interpretativo, un severo avvertimento: “Guai a coloro che manipolano la religione e il nome stesso di Dio per i propri interessi militari, economici e politici”. Parole pesanti, che riecheggiano in un continente, quello africano, storicamente saccheggiato delle sue risorse, dove il Papa ha denunciato lo “sfruttamento” da parte di chi, in nome del profitto, continua a depredare la terra.

La “diagnosi” del conflitto anglofono e la sicurezza blindata

La scelta di recarsi proprio a Bamenda non è stata certo casuale, considerando che la città è considerata l’epicentro della rivolta delle milizie secessioniste anglofone contro il governo centrale di Yaoundé. Il giornalista e politologo locale Vincent Sosthene Fouda ha definito i messaggi papali come “straordinariamente potenti”, una sorta di “diagnosi senza compromessi” delle lacerazioni interne al Paese. Per consentire lo svolgimento della visita in un clima di relativa tranquillità, i gruppi separatisti hanno addirittura proclamato una tregua di tre giorni, un gesto che la popolazione ha accolto con speranza, partecipando in massa all’evento nonostante le pesanti misure di sicurezza che hanno blindato l’area. Il Pontefice, arrivato a bordo di una papamobile blindata, ha benedetto i fedeli che lo attendevano tra canti e corni da stadio, liberando infine due colombe bianche come simbolo di pace per una terra che lui stesso ha definito “insanguinata”.

Lo scontro a distanza con Trump e il “diritto di disaccordo”

Se il viaggio apostolico mira a ricucire le ferite del Camerun, l’eco delle parole del Papa ha varcato ben presto i confini africani per arrivare dritta a Washington. Il presidente Trump, che siede alla Casa Bianca ormai da più di un anno, non ha gradito la stigmatizzazione dei “tiranni” e ha risposto per le rime. In un controcanto che ormai sembra essere diventato la norma nei rapporti tra i due Stati, il tycoon ha rivendicato il suo “diritto di essere in disaccordo con il Pontefice”, aggiungendo con una certa secchezza di non volerlo nemmeno incontrare per appianare le divergenze. La replica, secca e priva di fronzoli diplomatici, arriva dopo che il Vaticano aveva già dovuto incassare critiche precedenti relative alla politica estera americana, ma stavolta il palcoscenico africano ha conferito al messaggio di Leone XIV una solennità che la replica telefonata di Trump non ha potuto eguagliare.

L’incontro segreto in Nunziatura e il “sogno” della fraternità

A spezzare il clima di tensione politica è stato però un gesto, avvenuto a porte chiuse ieri sera, che restituisce il senso più autentico del magistero di questo Papa. Dopo il rientro in Nunziatura, alle 19:30, Leone XIV ha incontrato un gruppo di dodici esponenti musulmani camerunensi, alcuni dei quali erano già stati ricevuti a Roma lo scorso dicembre. Con loro, ha ricordato il Papa, la Chiesa conduce da tempo progetti di cooperazione e giustizia sociale, specialmente a sostegno delle fasce più povere della popolazione. L’incontro, descritto come cordiale e fraterno, è stato l’occasione per ribadire un concetto che sta a cuore al pontefice: “Comunicare il sogno della pace”. “Non una pace di indifferenza – ha spiegato ai presenti – ma una pace che nasce quando riconosciamo che tutti siamo fratelli”. Un messaggio di unità che, in un mondo devastato dalle guerre e dalle divisioni politiche, prova a tracciare un solco diverso, lontano dalle urla delle piazze e dei palazzi del potere.

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