Trump accusa Obama di tradimento, lui replica: "Ridicolo"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   New YorkDonald Trump, che oggi siede nuovamente alla Casa Bianca, ha rilanciato le accuse contro Barack Obama, definendolo responsabile di un presunto complotto per alterare il risultato delle elezioni del 2016. Secondo quanto affermato dal presidente in carica, il suo predecessore avrebbe orchestrato una campagna di disinformazione attraverso i servizi segreti, spingendoli a produrre falsi rapporti sulle interferenze russe a suo favore. "Stiamo indagando", ha dichiarato Trump, lasciando intendere che potrebbe chiedere un’azione giudiziaria per tradimento, con l’ipotesi estrema di un arresto.

La replica di Obama non si è fatta attendere. Attraverso il suo team, l’ex presidente ha bollato le accuse come "ridicole", aggiungendo che si tratterebbe di un "debole tentativo di distogliere l’attenzione" dai dossier legati a Jeffrey Epstein, il finanziere coinvolto in uno dei più oscuri scandali sessuali degli ultimi anni, la cui ombra continua ad allungarsi su ambienti politici e dell’alta società. "Nessuna prova sostiene queste fantasie", ha ribadito Obama, sottolineando l’assurdità di un’ipotesi che ribalta completamente la narrazione del Russiagate, l’inchiesta che per anni ha tormentato Trump.

Lo scontro, però, non si limita alle dichiarazioni ufficiali. Su X, piattaforma di cui Trump è proprietario, è circolato un video manipolato con l’intelligenza artificiale che ritrae Obama in manette, mentre il presidente ride in modo caricaturale. Un’immagine grottesca, che tuttavia riflette il clima velenoso tra i due, trasformando una rivalità politica in uno spettacolo di bassa lega.

Sul piano giudiziario, per ora, non esistono indagini formali contro Obama, e gli esperti di diritto costituzionale considerano improbabile che un presidente in carica possa essere incriminato per fatti risalenti al mandato del predecessore. Ma la posta in gioco, al di là degli aspetti legali, è politica: Trump sembra voler riscrivere la storia della sua prima elezione, cancellando l’idea che la vittoria sia stata in qualche modo macchiata da aiuti esterni.

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