Ghisa, maxi multa Antitrust da 70 milioni a sedici fonderie per cartello sui prezzi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inflitto una sanzione record, quantificata in oltre 70 milioni di euro, a un gruppo di sedici fonderie italiane e all’associazione di categoria Assofond, affiliata a Confindustria, per una intesa anticoncorrenziale che avrebbe alterato il mercato dei getti di ghisa. L’accertamento dell’Antitrust, che ha individuato nella condotta delle società coinvolte una violazione dell’articolo 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, si riferisce a un periodo estremamente lungo, iniziato – secondo le conclusioni degli investigatori – nel febbraio del 2004 e protrattosi fino al giugno di quest’anno. Un arco temporale, questo, che sottolinea la presunta sistematicità di comportamenti i quali, limitando la leale competizione, hanno finito per incidere sulla formazione dei prezzi in un settore strategico per la filiera manifatturiera nazionale.

Le aziende colpite e la geografia delle sanzioni

Tra le imprese destinatarie del provvedimento, che ne colpisce alcune delle principali operanti sul territorio, spicca la presenza di quattro realtà con sede nella provincia di Brescia, a conferma del peso che il distretto fondiero lombardo riveste nell’ambito della produzione nazionale. Si tratta, nello specifico, delle Fonderie Guido Glisenti di Villa Carcina, di E.F. Group di Torbole Casaglia – la quale controlla anche Pilenga Baldassarre Foundry, con stabilimento a Lallio, in provincia di Bergamo –, di Fonderie Mora di Gavardo e della sua controllante Camozzi Group di Brescia, oltre a Fonderie Ariotti di Adro. A queste si aggiungono altre aziende sparse per il Paese, le quali, insieme all’associazione di settore, sono ritenute responsabili di avere, in sostanza, concordato le condizioni di vendita e gli adeguamenti tariffari, privando così i clienti, molti dei quali operano in comparti industriali rilevanti, dei benefici derivanti da una concorrenza effettiva.

La replica di Zanardi Fonderie

Una delle società coinvolte, Zanardi Fonderie di Minerbe, ha però replicato con decisione alle contestazioni formulate dall’Agcm, prendendo le distanze dalle conclusioni dell’istruttoria. In una nota diffusa dopo l’annuncio della maxi multa, l’azienda veneta ha respinto “fermamente” le accuse, sottolineando di aver “sempre operato in totale autonomia e nel pieno rispetto delle normative vigenti”. La difesa della fonderia, che si è affrettata a ribadire la correttezza del proprio operato commerciale, poggia sulla dichiarata adesione ai “principi di trasparenza, correttezza e libera concorrenza che da sempre guidano il suo operato, in particolare nei confronti dei suoi clienti”. Una presa di posizione netta, questa, che delinea un chiaro disallineamento rispetto alla ricostruzione dei fatti proposta dall’Autorità e che potrebbe preludere a un contenzioso giudiziario, sebbene, al momento, non vi siano elementi per valutarne gli sviluppi.

Il quadro normativo e gli effetti sul mercato

La sanzione amministrativa, la cui entità riflette la gravità e la durata delle condotte contestate, si inserisce in un contesto normativo europeo che vieta espressamente gli accordi tra imprese che possano pregiudicare il commercio tra Stati membri e che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all’interno del mercato interno. Pratiche come quelle ipotizzate nel provvedimento, che spesso emergono da indagini complesse su scambi di informazioni sensibili e concertazioni sui listini, producono effetti distorsivi rilevanti, incidendo sui costi di approvvigionamento per un’ampia gamma di industrie a valle. L’intervento dell’Antitrust, pertanto, mira non solo a sanzionare un comportamento passato, ma anche a ripristinare condizioni di parità nel mercato, dissuadendo, al contempo, il ripetersi di analoghe condotte collusive in futuro, a tutela tanto dei consumatori finali quanto della sana competizione tra imprese.

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