Casa Bianca in tribunale: per Trump l'accesso dei giornalisti è "un privilegio, non un diritto"
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Redazione Esteri
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La Casa Bianca ha formalizzato in un deposito giudiziario il principio che sta alla base dell'espulsione di CNN, MS NOW e Politico dal campus presidenziale: «L'accesso alla Casa Bianca è un privilegio, non un diritto». La formula, ripetuta martedì dai legali del Dipartimento di Giustizia davanti alla corte distrettuale di Washington, riassume la posizione dell'amministrazione nella causa che le tre testate hanno intentato lunedì dopo che i loro giornalisti si sono visti confiscare i lasciapassare dai servizi segreti e impedire l'ingresso negli uffici della West Wing.
Secondo il governo, le tre redazioni avrebbero violato le norme di condotta previste per chi ha accesso al complesso presidenziale, diffondendo «falsità verificabili sulla sicurezza nazionale e altre questioni» e pubblicando «informazioni sensibili o classificate».
Le accuse nel deposito del Dipartimento di Giustizia
Il documento depositato in tribunale sostiene che il bando non viola il Primo Emendamento, perché l'esecutivo può stabilire i criteri di accesso agli spazi presidenziali e negarli a chi non rispetta gli standard minimi di professionalità richiesti. I legali citano due ragioni imperative: proteggere le informazioni classificate e garantire un comportamento adeguato da parte di chi frequenta la Casa Bianca. Le lettere inviate martedì dall'ufficio stampa presidenziale alle tre testate – riportate dal New York Times – contestano nel dettaglio articoli specifici.
Alla CNN viene addebitato un pezzo di gennaio che avrebbe rivelato dettagli costruttivi «top secret» sul bunker dell'ala est. A MS NOW si imputa un articolo di giugno basato su una fonte secondo cui il presidente avrebbe sottovalutato la volontà dell'Iran di riprendere il conflitto. Politico è accusata di aver pubblicato un documento sui finanziamenti per la sala da ballo della Casa Bianca, con dettagli sugli investimenti dei servizi segreti in materia di sicurezza.
Il nodo del giusto processo e il precedente Acosta
La questione centrale dell'udienza di mercoledì davanti al giudice distrettuale Timothy Kelly – nominato da Trump nel 2017 – è stata la tempistica della notifica. I legali delle testate hanno sostenuto che i lasciapassare sono stati revocati il 19 settembre senza alcun preavviso, mentre le lettere con le contestazioni sono arrivate solo il 22. «Non so come una lettera ricevuta dopo la revoca dell'accesso potesse fornire loro gli standard a cui conformare la condotta», ha osservato Kelly, lasciando intendere che il governo non abbia garantito un giusto processo prima della misura.
Il precedente è significativo: nel 2018 lo stesso giudice aveva stabilito che la revoca del lasciapassare al giornalista della CNN Jim Acosta fosse illegittima per mancanza di un preavviso adeguato, ordinando il ripristino dell'accredito. Il Dipartimento di Giustizia ha chiesto di superare quella giurisprudenza, ma solo un tribunale superiore potrebbe farlo.
La protesta del pool televisivo e il boicottaggio delle immagini
La reazione delle altre testate non si è limitata all'aula di tribunale. Le cinque principali reti televisive statunitensi – ABC, CBS, NBC, Fox News e CNN – hanno sospeso la copertura condivisa degli eventi presidenziali, il cosiddetto pool, che da decenni garantisce un flusso di immagini a tutte le emittenti. La decisione è scattata dopo che la Casa Bianca ha impedito alla CNN di svolgere il proprio turno di servizio per il viaggio di Trump all'Assemblea generale dell'Onu.
Nella giornata di lunedì, il New York Times, il Washington Post, l'Associated Press, Reuters, Getty Images e Agence France-Presse hanno trattenuto le fotografie degli eventi presidenziali, dalle partenze in Marine One fino agli appuntamenti newyorchesi. Il Washington Post ha parlato di un'azione collettiva dei fotografi della Casa Bianca «a sostegno delle testate bandite».
Il risultato è stato che, all'inaugurazione dell'eliporto della Casa Bianca, nessun microfono del pool era presente per raccogliere le parole del presidente, coperte dal rumore dell'elicottero, e le reti televisive non hanno potuto trasmettere immagini di Trump mentre si imbarcava per New York.
Le motivazioni di Trump e il quadro giuridico
Trump ha annunciato il bando venerdì scorso con un messaggio su Truth Social, accusando le tre testate di diffondere «fiction e menzogne» sul suo governo. Interrogato sulla vicenda, ha detto di non apprezzare le «storie negative» e ha ribadito che si tratta di una questione di «sicurezza nazionale».
Il Dipartimento di Giustizia, nel suo deposito, ha argomentato che il presidente ha l'autorità di determinare chi riceve un accesso privilegiato a determinate aree della Casa Bianca, citando una decisione del 2025 della corte d'appello del circuito di Washington che aveva temporaneamente consentito all'amministrazione di limitare l'accesso dell'Associated Press allo Studio Ovale e all'Air Force One.
I legali delle testate hanno replicato che l'invocazione della sicurezza nazionale appare come una giustificazione postuma, mentre le prime dichiarazioni pubbliche di Trump si concentravano sul contenuto editoriale delle notizie. La causa prosegue e Kelly ha annunciato che deciderà «appena possibile» sulla richiesta di un'ordinanza cautelare che sospenda il bando.
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