Stellantis, la ripresa a due velocità: auto in forte crescita ma i furgoni di Atessa arrancano ancora

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Dopo aver chiuso il 2025 tra i peggiori della sua recente storia industriale, Stellantis prova a cambiare passo nel primo trimestre del 2026, e lo fa con numeri che, seppur non omogenei su tutta la linea, restituiscono un quadro meno cupo di quanto molti analisti avessero previsto. Secondo il report della Fim-Cisl, la produzione complessiva del gruppo in Italia ha toccato le 120.366 unità tra autovetture e veicoli commerciali, un risultato che supera di circa diecimila unità le 109.900 registrate nello stesso periodo dell’anno precedente. Un dato che, letto con attenzione, rivela però una dinamica contraddittoria: da un lato le auto nuove trainano la ripresa con un incremento del 22%, grazie soprattutto all’avvio di alcuni modelli freschi di gamma; dall’altro, il comparto dei veicoli commerciali leggeri continua a mostrare i muscoli in tensione, con una flessione che nessuno, alla vigilia, avrebbe voluto commentare.

Il paradosso di Atessa: primo stabilimento per volumi, ultimo per tendenza

L’ex Sevel di Atessa, che da anni rappresenta il polmone produttivo più importante del gruppo in Italia, rimane saldamente al primo posto nella graduatoria degli stabilimenti per quantità di mezzi usciti dalle linee: circa 46.525 unità, pari al 39% dell’intera produzione nazionale. Eppure, proprio questo gigante dell’Abruzzo – lo stesso che aveva retto l’urto durante le fasi più acute della crisi – accusa un calo del 5,8% rispetto ai primi tre mesi del 2025. Un segnale che gli addetti ai lavori non possono ignorare, perché getta un’ombra lunga sulla tenuta di un settore, quello dei furgoni, tradizionalmente considerato un termometro anticipatore della salute dell’economia reale. La fabbrica continua a produrre molto, certo, ma meno di prima: e in un contesto dove ogni punto percentuale perso pesa come un macigno, questa lieve ma costante erosione interroga le strategie industriali del gruppo.

Melfi e la rimonta della Lancia Gamma: un +92,5% che riaccende i motori

Se Atessa arranca, c’è però un altro polo che ha deciso di prendersi la scena. Lo stabilimento di Melfi, cuore pulsante della produzione nel Mezzogiorno, archivia il primo trimestre con una performance da record: 17.110 vetture assemblate tra gennaio e marzo, contro le appena 8.890 dello stesso periodo del 2025. Un balzo del 92,5%, praticamente una raddoppio, che riporta il sito lucano al centro dell’attenzione. A spingere questa rimonta è soprattutto l’attesa per la nuova Lancia Gamma, un modello che – senza voler fare previsioni sul suo successo commerciale – ha già dimostrato di saper riempire i turni di lavoro e ridare un senso alla catena di montaggio. I sindacati, pur senza cantare vittoria, notano che il ritmo produttivo ha cambiato natura: si passa dalla gestione dell’emergenza a una programmazione più stabile, anche se il fantasma della cassa integrazione, specialmente per l’indotto, non è stato ancora completamente allontanato.

Il fronte regionale: il Lazio prova a tamponare la crisi dell’indotto

Fuori dai cancelli delle fabbriche, la politica cerca di tenere il passo. La Regione Lazio, in particolare, ha provato a muovere i primi passi concreti per affrontare le ricadute della vertenza Stellantis sui lavoratori dell’indotto automotive. Dopo l’impegno preso nel corso dell’incontro dell’8 aprile, l’assessore al Lavoro, alla Scuola, alla Formazione, alla Ricerca, al Merito e all’Urbanistica, Alessandro Calvi, ha convocato una riunione con le rappresentanze sindacali per discutere misure di sostegno e riqualificazione. Un tavolo che, va detto, si inserisce in un contesto più ampio: mentre la produzione complessiva italiana di Stellantis cresce del 9,5% per i veicoli totali, il problema non è più solo la quantità di auto che escono dagli stabilimenti, ma la distribuzione di quei volumi tra i diversi siti e, soprattutto, la capacità dell’indotto di reggere il passo di una trasformazione che non concede soste.

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