Il mercato delle aste immobiliari in Sardegna cambia passo: la Gallura trascina la crescita, Olbia e Arzachena in pole position
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Redazione Economia
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L’immagine, ormai stereotipata, di un settore delle aste immobiliari relegato ai margini del sistema – una sorta di polveroso magazzino della speculazione dove solo i fondi avvoltoi andavano a caccia – sembra definitivamente archiviata. In Sardegna, perlomeno a guardare i numeri del 2025, accade esattamente il contrario: il comparto si integra, si fa più fluido e, oserei dire, meno aggressivo nei meccanismi di base. A raccontare questa trasformazione silenziosa ma inarrestabile è il report regionale curato da Lino Mura, il titolare delle agenzie Brili e Brilas di Olbia, il quale si è avvalso della consulenza di Mirko Frigerio, uno dei massimi esperti nazionali del mondo dei crediti deteriorati e presidente di Rescue. Nell’arco degli ultimi dodici mesi, spulciando i dati censiti, si arriva a un conteggio preciso: duemilaottantatré lotti messi all’incanto, per una base d’asta complessiva che supera abbondantemente i quattrocentodieci milioni di euro.
Olbia e Arzachena trainano il sistema, la partecipazione diventa più qualificata
Se si osserva la cartina geografica dell’isola, a emergere con chiarezza è il ruolo da traino esercitato dalla Gallura, e in particolare da due dei suoi centri più dinamici: Olbia e Arzachena. Sono loro, spiega il rapporto, a fungere da motore per un’intera regione che fino a pochi anni faticava a scrollarsi di dosso l’etichetta di mercato residuale. Ciò che sorprende, tuttavia, non è soltanto il volume d’affari – già di per sé rilevante – quanto piuttosto la qualità della domanda che si presenta alle aste. Non più solo speculatori o professionisti del settore, dunque, ma una platea più ampia e, aggiungo, più consapevole delle dinamiche giudiziarie e patrimoniali. Un cambiamento di prospettiva, questo, che allontana il rischio di operazioni meramente estrattive per avvicinarsi invece a una logica di integrazione con il mercato tradizionale della compravendita.
Nord e Sud a confronto: dopo le grandi città del Nord, ecco Cagliari e Quartu
Il valore delle basi d’asta, ovviamente, non si distribuisce in modo uniforme sul territorio. Se si escludono i consueti listini delle metropoli del Nord Italia – che da sole impongono parametri difficilmente raggiungibili –, nel contesto sardo i valori più alti si registrano a Cagliari e a Quartu Sant’Elena. Un dato, quest’ultimo, che ribadisce il peso demografico ed economico dell’area metropolitana del capoluogo, senza però oscurare del tutto la performance delle località turistiche a maggiore vocazione residenziale. Anzi, il report lascia intendere che siano proprio i contesti urbani più strutturati, e non solo le enclavi del lusso, a offrire maggiori garanzie in termini di realizzo e liquidità del bene pignorato. Né va dimenticato – giova ricordarlo – che una base d’asta elevata non coincide automaticamente con una maggiore speculazione: anzi, spesso la contropartita è una partecipazione più trasparente e regolata.
Alghero supera la Costa Smeralda: la mappa del lusso immobiliare si ridisegna
A completare il quadro di una Sardegna che si scopre meno scontata di quanto l’immaginario collettivo possa suggerire, ci pensa una recente analisi di idealista datata marzo 2026. Chiunque fosse convinto che lo scettro della località più esclusiva dell’isola appartenesse di diritto a Porto Cervo o a qualche altra perla della Costa Smeralda, è costretto a ricredersi. È Alghero, la città catalana del nord-ovest, a guidare la classifica dei comuni con il valore al metro quadro più alto. Un primato che lascia di stucco, se si pensa che storicamente la narrazione turistico-immobiliare dell’isola ha sempre identificato nella costiera gallurese l’epicentro del lusso. E invece, nella top ten dei comuni più cari, emergono nomi che ridisegnano i confini dell’esclusività: si scalano luoghi comuni, si sovvertono gerarchie. Pula, tanto per citarne una, viene superata, così come altre mete tradizionalmente ambite. Il dato, per quanto circoscritto al solo mercato delle compravendite ordinarie, finisce inevitabilmente per influenzare anche l’andamento delle aste giudiziarie, dove la base d’asta non può prescindere dai valori di mercato correnti. Una rivoluzione silenziosa, insomma, che fotografa un’isola molto più articolata di quanto si sia portati a credere.
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