A Siniscola bimba di sei mesi lasciata in auto sotto il sole mentre i genitori fanno la spesa
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Redazione Interno
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L’ombra delle vetrine di un supermercato, nel primo pomeriggio di sabato 11 aprile, ha pesato più della vita di una neonata. Almeno, questo è ciò che sembra aver pensato una coppia di turisti della Repubblica Ceca, quando ha parcheggiato l’auto nel piazzale di un centro commerciale a Siniscola, in provincia di Nuoro, e si è allontanata per fare compere. Dentro l’abitacolo, lasciata sola sui sedili posteriori, c’era la loro figlia di sei mesi. E fuori, il sole di una giornata già calda, capace di trasformare qualsiasi abitacolo chiuso in una trappola mortale nel giro di pochi minuti.
Non è stato un pianto, né un movimento della piccola, a interrompere quella pericolosa dimenticanza. A far scattare l’allarme sono stati alcuni passanti, i quali, notando la presenza della bimba nell’auto parcheggiata, hanno subito realizzato la gravità della situazione. I finestrini erano completamente chiusi. La vettura, esposta ai raggi solari, fungeva da piccola serra. E la bambina, incapace di qualsiasi autonomia, rimaneva lì, in balìa di un calore che sarebbe cresciuto di minuto in minuto.
Una ventina di minuti che potevano costare una vita
Secondo una prima ricostruzione dei fatti, la coppia si sarebbe allontanata per una ventina di minuti. Un arco di tempo relativamente breve, se misurato con l’orologio degli adulti, ma eterno per un organismo così fragile come quello di un neonato. L’intervento dei passanti è stato immediato: una chiamata ai soccorsi, l’arrivo dei carabinieri della locale compagnia, e la bimba – che per fortuna non ha riportato conseguenze gravi – è stata tratta in salvo prima che l’episodio assumesse i contorni di una tragedia annunciata.
I militari, intervenuti sul posto, hanno avviato i rilievi del caso. La coppia, rientrata dalla spesa, si è trovata di fronte a una scena che difficilmente avrebbe immaginato: auto circondata da operatori, figlia già affidata alle cure dei sanitari, e una denuncia penale pronta a essere notificata. Per entrambi i genitori è scattata l’accusa di abbandono di minore, un reato che il codice penale italiano considera particolarmente grave quando il soggetto passivo ha un’età così bassa da non poter provvedere in alcun modo a se stesso.
Il peso della vigilanza collettiva in assenza di quella genitoriale
Quello che ha reso l’episodio ancora più allarmante, agli occhi dei presenti, non è stato soltanto il fatto di vedere una bimba da sola dentro un’auto. Era anche la consapevolezza – istintiva, viscerale – che quella solitudine coincidesse con un pericolo concreto e immediato: i finestrini chiusi, la temperatura esterna già elevata, l’assenza di qualsiasi forma di ventilazione. In quelle condizioni, il tempo di esposizione necessario a provocare un colpo di calore fatale si riduce drasticamente, anche al di sotto dei venti minuti che i genitori hanno impiegato per fare la spesa.
I carabinieri di Siniscola, dopo aver ascoltato i due turisti, hanno formalizzato la denuncia. Nessuna misura restrittiva è stata al momento adottata nei loro confronti, se non l’iscrizione nel registro degli indagati. La piccola, nel frattempo, è stata visitata dai sanitari del 118, che ne hanno accertato le buone condizioni di salute. Un esito felice, ma che non cancella la gravità oggettiva di un gesto – o di una mancanza di gesto – che poteva costare molto caro.
Quando la distrazione diventa reato: l’abbandono di minore
La norma che disciplina l’abbandono di persone minori o incapaci (articolo 591 del codice penale) non richiede, per configurarsi, che dall’azione o dall’omissione derivi effettivamente un danno alla salute della vittima. È sufficiente che il soggetto obbligato alla custodia si sia disinteressato del minore, esponendolo a un pericolo certo e prevedibile. E lasciare una neonata di sei mesi dentro un’auto chiusa, in una giornata calda, anche per soli venti minuti, rappresenta un pericolo non solo prevedibile ma quasi matematico.
A Siniscola, come in tanti altri angoli d’Italia, episodi analoghi si ripetono con inquietante regolarità ogni estate. Quello che colpisce in questo caso – e che ha spinto i passanti a intervenire senza esitazione – è la combinazione di elementi: l’età della vittima, l’assenza di qualsiasi precauzione (finestrini aperti, timer, biglietti), la banalità della motivazione (fare la spesa). Nessun dramma familiare, nessuna emergenza, nessun imprevisto. Solo una scelta, quella di lasciare la figlia in auto, che le autorità giudiziarie dovranno ora valutare nei termini della colpa cosciente o della mera negligenza.
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