Inflazione eurozona, a novembre nuovo rialzo al 2,2% mentre il caro-servizi non accenna a placarsi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Secondo le stime preliminari diffuse dall’Eurostat, il tasso d’inflazione annuale nell’area dell’euro è salito al 2,2% nel mese di novembre, segnando così un incremento di un decimo di punto percentuale rispetto al dato, già consistente, di ottobre che si era attestato al 2,1%. Questa lieve ma significativa accelerazione, che si colloca appena sopra il consenso degli analisti e rispecchia le attese di alcuni primari istituti finanziari, sposta nuovamente il dato al di fuori del perimetro del target di stabilità dei prezzi fissato dalla Banca Centrale Europea, il cui obiettivo primario rimane quello di contenerlo intorno al 2%.

Il motore dell’aumento è nei servizi

A sostenere l’indice generale, scomponendo le varie voci che lo compongono, si rileva in modo particolare la persistente pressione sui prezzi dei servizi, i quali hanno registrato un aumento del 3,5% su base annua, ritornando a livelli che non si osservavano da aprile. Una dinamica, questa, che evidenzia come la spirale dei costi nei settori a più alta intensità di manodopera – si pensi al turismo, alla ristorazione o alle varie attività legate alla cura della persona – continui a rappresentare un elemento critico e di difficile controllo, nonostante il contesto di politica monetaria restrittiva. Al contrario, la componente energetica ha fornito un certo alleggerimento, segnando un calo dello 0,5% trainato principalmente dal ribasso dei prezzi all’ingrosso del gas naturale e del petrolio, i quali tuttavia non sono stati sufficienti a controbilanciare gli incrementi registrati altrove.

Le implicazioni per la politica monetaria della BCE

Questi numeri, sebbene non costituiscano una sorpresa eclatante, rafforzano le attuali aspettative degli operatori di mercato, i quali prevedono che il consiglio direttivo della BCE, nel suo prossimo incontro in calendario per il 18 dicembre, manterrà sostanzialmente invariato l’indirizzo della politica monetaria. In quella sede, oltre a deliberare sui tassi d’interesse, l’istituto di Francoforte aggiornerà anche le proprie proiezioni macroeconomiche, offrendo una stima del possibile percorso dell’inflazione fino al 2028 e fornendo quindi indicazioni più chiare sulla durata dell’attuale fase di stabilità dei finanziamenti. La decisione si inserisce in un quadro internazionale complesso, dove la Federal Reserve statunitense, sotto la presidenza di Donald Trump, sta a sua volta valutando i propri passi in materia di tassi.

Le ripercussioni sui mercati valutari e il contesto nazionale

Nel breve termine, la pubblicazione dei dati ha avuto ripercussioni anche sui cambi, con l’euro che ha mostrato una certa debolezza nei confronti del franco svizzero, scambiandosi intorno al livello di 0,9333. I trader, di fronte a un quadro definibile come stabile ma non omogeneo, hanno infatti preferito adottare una posizione cauta, attendendo anche gli indicatori provenienti dalla Confederazione Elvetica. Sul fronte interno, intanto, l’erosione del potere d’acquisto delle famiglie causata da un rialzo dei prezzi che si protrae ormai da diversi trimestri continua a influenzare in maniera significativa le scelte di consumo e la qualità della vita di molti, rendendo tangibile l’impatto di indicatori statistici che vanno ben al di là della semplice notizia economica.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.