Torna il dramma delle overdose in Italia
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Redazione Interno
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La morte di Camilla Sanvoisin, 25 anni, trovata senza vita il 13 febbraio 2025 in un residence alla Giustiniana, a Roma, ha riacceso i riflettori su un fenomeno che non accenna a placarsi: le overdose da droga. La giovane, deceduta a causa di un’assunzione letale di eroina, rappresenta solo l’ultimo tassello di una tragedia che colpisce in modo sistematico il Paese, dove ogni giorno si registra almeno un decesso legato all’uso di sostanze stupefacenti.
Le indagini sulla morte di Camilla si sono concentrate fin da subito sul suo compagno, Giacomo Celluprica, 35 anni, arrestato con l’accusa di averle procurato la dose fatale. Celluprica, che conviveva con la ragazza da qualche mese, ha ammesso di aver acquistato la sostanza da uno spacciatore, su cui ora si stringe il cerchio. Le forze dell’ordine stanno lavorando per risalire alla rete di approvvigionamento, in un’operazione che potrebbe portare a ulteriori sviluppi.
Il caso di Camilla non è isolato. Pochi giorni prima, un’altra ragazza di 15 anni è morta a Verona in circostanze analoghe, mentre la scorsa settimana a Roma un’altra giovane di 25 anni ha perso la vita per lo stesso motivo. Questi episodi, che si susseguono con inquietante regolarità, hanno riportato alla ribalta l’allarme droga, in particolare tra i giovanissimi, un segmento della popolazione sempre più esposto al rischio di dipendenze.
Secondo il recente rapporto dell’Osservatorio Nazionale sulla Droga (OND), l’uso di eroina tra i giovani di età compresa tra i 16 e i 25 anni è aumentato del 15% nell’ultimo anno. Un dato che conferma una tendenza preoccupante: la sostanza, che negli anni ’70 e ’80 aveva già falcidiato intere generazioni, sta tornando in auge, seppur con modalità di assunzione diverse rispetto al passato. Oggi, infatti, l’eroina viene consumata prevalentemente per via inalatoria o fumata, un cambiamento che non ne riduce però la pericolosità.
Le conseguenze di questa recrudescenza sono devastanti. Oltre alle morti per overdose, che rappresentano solo la punta dell’iceberg, si registrano danni fisici e psicologici di lungo periodo, spesso irreversibili, che compromettono il futuro di chi ne rimane coinvolto. Le istituzioni, dal canto loro, faticano a contrastare un fenomeno che si alimenta di deprivazione sociale, disinformazione e un mercato dello spaccio sempre più ramificato e insidioso




