Fedorov, il re dei droni, diventa consulente del ministro della Difesa italiano Crosetto

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mychajlo Fedorov, l'uomo che ha trasformato l'Ucraina in un incubatore di droni e che molti considerano il vero artefice della guerra tecnologica contro la Russia, ha scelto di non rientrare nel nuovo governo di Kiev. Dopo essere stato rimosso dalla carica di ministro della Difesa lo scorso luglio, il trentacinquenne ex vice premier ha rifiutato diverse proposte di riconferma.

La notizia rimbalzata ieri dagli organi di stampa internazionali, a partire dall'ucraina Suspilne, racconta di un accordo che suona quasi come un transfert politico-industriale: Fedorov è stato infatti ufficialmente nominato consulente per l'innovazione della Difesa dal ministro italiano Guido Crosetto.

Dalla rimozione alla poltrona italiana: i dettagli dell'accordo

Il rapporto di consulenza è stato annunciato a seguito di un incontro diretto tra Crosetto e Fedorov, durante il quale lo stesso ex ministro ucraino ha dichiarato di essere grato per la fiducia accordatagli. Secondo quanto riferito dall'interessato sul proprio canale Telegram, le sue priorità per l'Italia riguarderanno lo sviluppo dei droni, dei sistemi autonomi, delle difese aeree e, più in generale, la digitalizzazione del comparto.

Fedorov ha già anticipato che rimarrà fisicamente in Ucraina per continuare a lavorare su progetti nazionali, ma porterà la sua esperienza unica al servizio di Roma. «Il futuro della difesa appartiene ai Paesi che sanno testare e scalare rapidamente nuove soluzioni, combinando le tecnologie con una produzione solida», ha scritto il 35enne, spiegando che l'esperienza ucraina potrebbe diventare il modello di un nuovo paradigma difensivo europeo.

Il ruolo di Fedorov nella guerra e il duello con Zelensky

Per comprendere la portata dell'operazione, occorre fare un passo indietro. Fedorov è stato il ministro della Trasformazione Digitale dal 2019 al 2026, l'architetto dell'applicazione Diia e il volto della digitalizzazione ucraina. A gennaio di quest'anno era stato spostato alla Difesa per digitalizzare il comparto, con l'ambizione dichiarata di automatizzare il combattimento.

La sua rimozione, avvenuta a metà luglio su richiesta di Zelensky durante un rimpasto di governo e dopo una presunta conflittualità con l'allora comandante in capo Syrskyi, ha generato un'ondata di proteste nelle strade di Kiev e in altre città ucraine. La sua popolarità, alimentata anche dall'efficacia dimostrata dall'arsenale di droni ucraini in grado di colpire in profondità il territorio russo, ha spinto il presidente a offrirgli più volte posizioni di rilievo, tra cui una vicepremura per le innovazioni militari.

Fedorov, però, ha sempre opposto un rifiuto: la sua unica condizione era quella di rimanere ministro della Difesa. Dopo il rifiuto, il 18 agosto ha pubblicato un video-messaggio sul suo canale YouTube chiedendo la convocazione di elezioni democratiche nonostante la guerra, interpretato da molti come una mossa per candidarsi alla presidenza e come una vera e propria sfida a Zelensky.

La risposta del capo dello Stato non si è fatta attendere: in una dichiarazione ufficiale, ha definito le elezioni in questo contesto uno "tsunami" capace di spaccare il Paese.

L'Italia punta sulla tecnologia ucraina

L'arrivo di Fedorov a Palazzo della Difesa rappresenta un'operazione di intelligence tecnologica di alto profilo. L'Italia, che sta cercando di colmare il ritardo nel settore dei droni e dell'intelligenza artificiale applicata alla guerra, acquisisce un know-how che pochi al mondo possiedono.

L'Ucraina, sotto la guida di Fedorov, ha infatti dimostrato di saper innovare a ritmi vertiginosi, trasformando velivoli commerciali in armi letali e colpendo obiettivi strategici russi a centinaia di chilometri di distanza, come testimoniano i recenti attacchi alle raffinerie di Nizhny Novgorod e ai centri logistici di Wildberries e Ozon.

L'eredità digitale e il futuro delle armi autonome

Durante il suo ministero, Fedorov ha spinto per un'introduzione massiccia dell'intelligenza artificiale nei processi bellici, anticipando un dibattito che oggi è al centro delle cancellerie internazionali e che ha visto recentemente il segretario generale dell'Onu, António Guterres, chiedere una messa al bando dei cosiddetti "robot killer".

Pur rimanendo formalmente un consulente, il "re dei droni" manterrà un ruolo attivo nel panorama politico ucraino, come ha ribadito: sarà ancora lui a dare forma alla resistenza tecnologica, ma ora lo farà anche nelle stanze del potere italiano. La scelta di non accettare incarichi governativi a Kiev, unita alla sua recente escalation retorica contro Zelensky, lascia intendere che la sua sfida al presidente ucraino non è ancora chiusa e che questo nuovo incarico internazionale potrebbe rappresentare il trampolino per una futura discesa in campo.

Lo ha sostituito alla guida del ministero della Trasformazione Digitale Oksana Ferchuk, mentre la macchina da guerra tecnologica da lui creata continua a macinare colpi in profondità nel territorio russo.

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