Berlino chiude Casa Russia, Mosca risponde con lo stop al Goethe Institut: la cultura diventa terreno di scontro

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione tra Germania e Russia, alimentata dalle reciproche accuse di guerra ibrida, ha trovato un nuovo e significativo campo di battaglia: quello culturale. Dopo che il governo tedesco, guidato dal cancelliere Friedrich Merz, ha annunciato la chiusura del consolato russo a Bonn e della Casa Russa a Berlino, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha risposto con una contromisura che segna una rottura senza precedenti: la fine della presenza del Goethe Institut in Russia.

L'annuncio, che arriva in un momento di massima tensione diplomatica, chiude di fatto un capitolo della cooperazione culturale tra i due Paesi, gettando un'ombra ancora più lunga sui già compromessi rapporti bilaterali.

Il caso dei droni di Lipsia e le ritorsioni tedesche

La scintilla che ha innescato questa nuova escalation va ricercata nell'incidente dell'aeroporto di Lipsia-Halle, dove tra il 4 e il 14 agosto sono stati individuati tre droni carichi di esplosivo, uno dei quali ha impattato contro un aereo cargo della DHL. Il governo tedesco, dopo settimane di indagini, ha formalmente attribuito la responsabilità dell'attentato alla Russia, definendolo un attacco ibrido.

Come conseguenza di questa accusa, Berlino ha comunicato una serie di contromisure che hanno incluso la chiusura del consolato russo a Bonn, a partire dal 18 settembre, e la decisione di porre fine all'attività della Casa Russa nella capitale, un centro culturale che, secondo le autorità tedesche, da tempo non rispecchiava più la sua denominazione ufficiale di "Casa della scienza e della cultura". L'ambasciatore russo è stato convocato per ricevere le rimostranze ufficiali della Germania, che ha così inteso dare un segnale forte a Mosca.

La reazione di Mosca: "Chiuderanno"

La risposta di Mosca non si è fatta attendere, anzi, è arrivata nella persona del ministro degli Esteri Sergey Lavrov, il quale, a margine del Forum Economico Orientale di Vladivostok, ha annunciato la chiusura in Russia di tutte le sedi del Goethe Institut, l'istituzione culturale tedesca che opera a livello globale diffondendo la conoscenza della lingua e promuovendo la cooperazione internazionale. "I tedeschi hanno sedi del Goethe-Institut qui: a Mosca, San Pietroburgo ed Ekaterinburg.

Beh, ovviamente chiuderanno", ha dichiarato Lavrov, sottolineando come la Germania, con le sue azioni, abbia deliberatamente scelto di porre fine alla sua presenza culturale in Russia. La chiusura, ha aggiunto il ministro, arriva nonostante i centri fossero rimasti aperti anche durante le precedenti tensioni legate al conflitto in Ucraina, e rappresenta la diretta conseguenza di una decisione tedesca che Mosca giudica basata su "ipotesi, speculazioni e congetture".

Le indagini e il ruolo italiano

Mentre la tensione diplomatica si innalza, proseguono le indagini della Procura federale tedesca per fare piena luce sull'accaduto. Gli inquirenti hanno identificato due sospettati con legami diretti con i servizi segreti di Mosca: si tratta di un cittadino di origine russa con passaporto lettone e di un cittadino bielorusso in possesso anche di un passaporto russo.

Il caso ha assunto una dimensione europea quando si è appreso che il secondo indagato sarebbe entrato nello spazio Schengen utilizzando un visto turistico rilasciato dall'Italia, un dettaglio che ha immediatamente acceso un dibattito politico e ha spinto il ministro degli Esteri Antonio Tajani ad annunciare verifiche sulle procedure di rilascio. Fonti della sicurezza hanno tuttavia precisato che il cittadino bielorusso non è mai transitato sul territorio italiano, pur avendo utilizzato il documento per accedere all'area Schengen.

Il Cremlino e la strategia politica di Merz

Le dichiarazioni ufficiali della Russia, oltre all'annuncio delle ritorsioni, hanno puntato il dito contro le motivazioni politiche interne che spingerebbero il governo tedesco ad assumere una posizione così dura. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha definito il comportamento del cancelliere Friedrich Merz come un tentativo "estremamente goffo" di guadagnare consensi in Germania attraverso passi che "a lui sembrano quasi duri".

Peskov ha inoltre sollevato un parallelo con il caso del sabotaggio del gasdotto Nord Stream, sottolineando come, nonostante le indagini, la Germania non abbia adottato misure simili nei confronti dell'Ucraina, i cui cittadini sono accusati di aver compiuto l'attentato. Anche il presidente russo Vladimir Putin aveva anticipato questa linea, attribuendo le accuse di Berlino alla difficile situazione politica interna del cancelliere, in difficoltà a causa del malcontento della popolazione.

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