Lavrov: "Se l'Europa attaccasse la Russia la guerra sarebbe breve"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov è tornato a parlare del rapporto tra Mosca e il continente europeo, scegliendo come palco il Festival internazionale della gioventù di Ekaterinburg. Davanti a una platea di giovani leader provenienti da tutto il mondo, il capo della diplomazia russa ha ribadito che la Federazione Russa non ha intenzione di attaccare l'Europa e non avrebbe alcun interesse a essere coinvolta in un conflitto con il continente.

La precisazione, però, è stata accompagnata da una formula che non è passata inosservata: qualora fosse l'Europa ad attaccare, ne deriverebbe una guerra completamente diversa e di breve durata.

La citazione di Putin e gli obiettivi in Ucraina

Lavrov ha spiegato di riprendere un concetto già espresso dal presidente Vladimir Putin, sottolineando che Mosca si sta muovendo con coerenza verso il raggiungimento degli obiettivi della cosiddetta operazione militare speciale. Secondo il ministro degli Esteri, il conseguimento di questi obiettivi non servirà soltanto a risolvere la crisi ucraina, ma anche a migliorare la situazione in tutto il continente eurasiatico.

Le dichiarazioni sono state rese mentre il Festival internazionale della gioventù, in programma a Ekaterinburg dall'11 al 17 settembre, riunisce diecimila giovani leader provenienti da 191 Paesi, con cinquemila delegati russi e altrettanti stranieri.

I contatti con Washington e lo stallo diplomatico

Sul fronte diplomatico, il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov ha dichiarato che i contatti tra Mosca e Washington riguardo all'Ucraina sono in corso e continueranno. "Non stiamo evitando i contatti. I contatti con gli americani sono in corso e continueranno", ha detto Ryabkov ai giornalisti, precisando tuttavia che non si registrano progressi verso una soluzione politica e diplomatica del conflitto rispetto a diversi mesi fa.

Il vice ministro ha anche affermato che non esistono al momento le precondizioni per avviare un dialogo sulla stabilità strategica, perché il dialogo stesso semplicemente non esiste.

Lo spettro di una guerra diversa

L'espressione usata da Lavrov a Ekaterinburg evoca uno scenario che gli analisti europei osservano con attenzione crescente. La combinazione di rigidità diplomatica e intensificazione degli attacchi, secondo un'analisi di Chatham House, appare più solida di quanto una lettura basata sulla presunta debolezza del Cremlino possa suggerire, e Mosca continua a contare su un sostegno sufficiente da parte delle potenze non occidentali per proseguire la guerra.

Le parole del ministro degli Esteri russi si inseriscono in un quadro in cui la retorica sulla preparazione al conflitto viene declinata da entrambe le parti, mentre i canali diplomatici restano aperti ma non producono risultati concreti.

La prima tornata elettorale dal 2022

Mentre Lavrov parla di guerra breve e Ryabkov ammette l'assenza di progressi negoziali, la Russia si prepara a un appuntamento interno di rilievo: le elezioni parlamentari, le prime dal lancio dell'invasione su larga scala dell'Ucraina nel febbraio 2022. Il voto per la Duma di Stato, in programma dal 18 settembre, si svolge in un contesto segnato da un conflitto che secondo alcune stime ha causato perdite ingentissime tra i militari russi.

La consultazione, secondo diversi osservatori, assume il valore di un plebiscito sulla guerra e sulla linea politica del Cremlino, in un Paese dove il Parlamento ha perso da anni la funzione di sede legislativa autonoma.

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