Ucraina, Lavrov attacca l’Europa: "Pensa solo a preparare Zelensky contro di noi"
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Redazione Esteri
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Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha rinfocolato le tensioni, accusando i paesi europei di non pensare ad altro che a istruire nuovamente il presidente ucraino Volodymyr Zelensky contro Mosca. Queste dichiarazioni, rilasciate nel corso di una tavola rotonda da lui presieduta alla presenza di ambasciatori stranieri, dipingono un quadro fosco delle prospettive di dialogo, che Lavrov limita a definire inesistenti per colpa dell’Occidente. La sua ferma posizione, del resto, si inserisce in un clima diplomatico ormai incandescente, dove le minacce di reazione a un eventuale dispiegamento di truppe europee si mescolano alle rivendicazioni sull’avanzata militare russa, lasciando pochissimo spazio a quelle che potrebbero essere le trattative.
Le radici di un conflitto annunciato
Quello che oggi appare come un braccio di ferro senza sbocchi possibili, per molti osservatori, affonda le sue radici in una serie di occasioni mancate. La storia, come un albero contorto, ha visto dispiegarsi eventi che hanno travolto ogni previsione, a partire dalla sorpresa dell’invasione su larga scala nel febbraio 2022. Si discute, e molto, su quali siano stati i reali punti di svolta: alcuni ritengono che una dichiarazione di neutralità di Kiev, in una fase precedente, avrebbe potuto scongiurare il peggio; altri sottolineano come i fallimentari negoziati di Minsk, che miravano a stabilire un cessate il fuoco nel Donbass e un percorso politico per le regioni separatiste, abbiano di fatto chiuso la porta a un reale confronto con Mosca, lasciando che le parti si arroccassero su posizioni sempre più inconciliabili.
L’amaro giro europeo di Zelensky
Mentre la retorica di Mosca si fa più aggressiva, l’itinerario del presidente Zelensky attraverso le capitali europee assume i toni di una marcia della necessità. Dopo le tappe a Londra e Bruxelles, il suo arrivo a Roma segna l’ultimo appello a quei governi – britannico, francese, tedesco e italiano – che per quattro anni hanno sostenuto Kiev. La missione, tutt’altro che semplice, è quella di rinsaldare un fronte comune e di fare in modo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, la cui distanza geografica e politica appare sempre più marcata, “intenda” la posta in gioco. Le sue mosse e le sue parole sull’Ucraina, infatti, continuano a suscitare perplessità e incertezze nel Vecchio Continente, aggiungendo un ulteriore strato di complessità a un quadro già di per sé instabile.
Le ombre della cronaca nera e le inchieste
Parallelamente alla guerra di posizione sui campi di battaglia e a quella verbale nelle cancellerie, il conflitto ha generato una scia di eventi tragici che la giustizia internazionale cerca faticosamente di affrontare. Le inchieste su episodi di violenza contro i civili procedono tra mille ostacoli, con i magistrati che raccolgono prove spesso frammentarie in territori devastati. Lo sviluppo di questi procedimenti giudiziari, sebbene lento, rappresenta un tentativo di dare un nome e un volto a delle responsabilità che, altrimenti, rischierebbero di perdersi nella nebbia della guerra e della propaganda.




