Lavrov attacca Zelensky: "Non più presidente legittimo, incontro inopportuno"
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Redazione Esteri
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In un’intervista concessa alla Nbc e ampiamente rilanciata dall’agenzia di stampa Ria Novosti, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha espresso una posizione di netta chiusura riguardo alla figura del leader ucraino, Volodymyr Zelensky, definendolo una personalità priva di legittimità costituzionale. Secondo l’analisi del capo della diplomazia del Cremlino, che ha affrontato anche i temi spinosi delle garanzie di sicurezza e degli obiettivi strategici russi, il presidente ucraino non avrebbe più l’autorità necessaria per siglare accordi giuridicamente vincolanti.
L’affermazione, che suona come un picconaggio alle già flebili possibilità di un negoziato, mira a minare la credibilità internazionale di Zelensky. Lavrov, infatti, ha dichiarato che Mosca non ritiene "razionale" tenere un vertice il cui unico esito sarebbe, a suo dire, quello di concedere al "capo del regime di Kiev" una vetrina per auto-legittimarsi. Una presa di posizione che, sebbene aspra, non esclude del tutto il contatto, riconoscendolo come autorità de facto con cui interloquire, pur rimanendo scettica sulla sua capacità di impegnare il paese in atti formali.
Le argomentazioni di Lavrov poggiano su una lettura molto rigida della Costituzione ucraina, secondo la quale il mandato presidenziale di Zelensky sarebbe tecnicamente scaduto, sebbene le elezioni non si siano potute tenere a causa della legge marziale imposta dall’invasione russa. Questo gli consente di sostenere che, al momento della firma di eventuali documenti, sarà indispensabile avere di fronte una figura il cui potere non sia messo in discussione da alcuna ambiguità giuridica.




