Lavrov sul conflitto in Ucraina: “Colloqui in corso, ma la strada è lunga”
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Redazione Esteri
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Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha definito “in corso” i negoziati per risolvere la guerra, pur ammettendo, in un’intervista al canale tedesco Ntv, che “c’è ancora molta strada da fare”. Lavrov ha poi, nel corso del colloquio, messo in guardia contro quella che ha giudicato essere un’eccessiva euforia negli ambienti occidentali, sostenendo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe “messo al loro posto” gli europei e il leader di Kiev, Volodymyr Zelensky. “Va tutto bene finché cerchiamo la pace in Ucraina”, ha dichiarato il capo della diplomazia di Mosca, “ma non ci siamo ancora arrivati”, ha concluso, lasciando intendere come le posizioni tra le parti rimangano, nonostante i contatti, ancora distanti. L’affermazione arriva in un momento in cui Zelensky ha fatto sapere che i documenti preparatori per definire le garanzie di sicurezza occidentali, nel quadro di un eventuale cessate il fuoco con la Federazione Russa, risultano ormai “pronti”.
La proposta diplomatica di Darichev e il richiamo ad Anchorage
In una cornice di dialogo che appare tutt’altro che semplice, l’ambasciatore russo a Washington, Anatoly Darichev, ha fornito una lettura che punta a smussare gli angoli più acuti del confronto, rivitalizzando il concetto dello “spirito di Anchorage” come possibile base per il futuro delle relazioni bilaterali. Intervenendo in occasione di una celebrazione per la Giornata del diplomatico, Darichev ha affermato che Mosca e Washington riescono a mantenere, nonostante tutto, dei canali di comunicazione costruiti sul rispetto reciproco e sulla considerazione degli interessi di entrambi. Quello spirito, che fa riferimento all’incontro del 2021 in Alaska caratterizzato da un duro scambio di accuse ma anche dalla decisione di sedersi allo stesso tavolo, viene così riproposto come un modello, seppur imperfetto, di interazione realistica e pragmatica, lontana dalle concessioni unilaterali.
La cronaca di guerra: attacchi a infrastrutture e civili
Mentre la diplomazia tenta di trovare una sua strada, le operazioni militari sul terreno continuano a mietere vittime e a colpire obiettivi civili. Nella regione di Dnipropetrovsk, secondo quanto riportato dal governatore locale, un raid avrebbe ferito tre persone, danneggiando inoltre diversi edifici residenziali e infrastrutture critiche come linee elettriche e gasdotti. Da Kiev è giunta, parallelamente, la denuncia di un attacco condotto con un drone contro un’auto civile, episodio che avrebbe causato il ferimento di altre due persone. Questi eventi si sommano all’offensiva condotta contro un impianto energetico nella regione di Odessa, dove alcune comunità hanno subito un black out parziale a seguito dei bombardamenti della notte, come reso noto dall’amministrazione militare regionale attraverso i propri canali ufficiali.
Il quadro complessivo tra dialoghi formali e ostilità
Il quadro che emerge è dunque quello di una contraddizione stridente, ma ormai consolidata, tra i tavoli formali di discussione e la persistente violenza del conflitto. Da un lato, si registrano dichiarazioni che lasciano intravedere spiragli, seppur minimi, e si lavora a documenti tecnici per ipotetici assetti di sicurezza; dall’altro, la guerra prosegue il suo corso con modalità che coinvolgono, in maniera sempre più diretta, la popolazione e le sue reti vitali. Le parole di Lavrov, nel loro insieme, sembrano riflettere esattamente questa dualità: riconoscendo l’esistenza di un processo negoziale, ne negano al contempo la prossimità a una conclusione, mantenendo salda la narrativa di una Russia determinata a perseguire i propri obiettivi, mentre osserva le dinamiche politiche internazionali, inclusa la presidenza Trump, con un’attenzione scevra da qualsiasi illusione.




