Lavrov rilancia il dialogo con gli Usa e accusa l'Europa di rapina
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Redazione Esteri
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Sergei Lavrov, dopo un periodo di relativo silenzio che aveva alimentato voci sul suo isolamento, è tornato a delineare con chiarezza la posizione di Mosca sul conflitto in Ucraina, ormai giunto al suo millletrecentocinquantaseiesimo giorno. In un'intervista concessa all'agenzia Ria Novosti, il ministro degli Esteri russo ha tracciato una strategia diplomatica che, se da un lato si dichiara disponibile a riaprire un canale stabile di comunicazione con Washington, dall'altro non esita a lanciare duri moniti all'Unione Europea e alla Gran Bretagna, da lui definite come le principali fautrici del "partito della guerra". La disponibilità a un incontro con l'omologo americano, seppur circoscritta a un dialogo, viene quindi bilanciata da una fermezza assoluta sui punti che il Cremlino considera non negoziabili.
Un dialogo a geometria variabile
La dichiarata apertura verso gli Stati Uniti, che vede il presidente Trump nuovamente alla guida della nazione, si accompagna infatti a una condizione preliminare che ne limita fortemente la portata: Lavrov ha infatti sottolineato come le condizioni fondamentali della Russia sulla guerra non siano soggette a mutamenti. Dietro la formula diplomatica, che lascia intravedere la possibilità di un vertice, si cela un messaggio politico di notevole concretezza, volto a ribadire che Mosca non intende rimettere in discussione ciò che considera ormai acquisito, come l'annessione dei territori occupati e il consolidamento della propria sfera di influenza. Mentre si esprimono queste disponibilità, del resto, la guerra prosegue con tutta la sua durezza.
La guerra continua sulle città e le infrastrutture
Proprio nelle ultime ore, nuovi e massicci attacchi hanno colpito il sistema energetico ucraino, gettando vaste regioni del paese nell'oscurità e nel freddo. Le autorità di Kiev hanno denunciato un crollo della capacità di produzione elettrica, ridotta "a zero" dopo il lancio di centinaia di droni contro centrali e impianti strategici. A Kharkiv, una delle città più popolose, circa centomila persone sono rimaste senza corrente elettrica, acqua e gas, in uno scenario che si ripete con inquietante frequenza e che mostra l'impiego di una tattica militare volta a logorare la resistenza civile. Episodi simili, seppur di minore entità, si sono verificati anche in altre nazioni, con droni che hanno costretto alla sospensione temporanea del traffico aereo in alcuni scali.
Il caso degli asset congelati e l'accusa di rapina
In questo contesto, un altro fronte di scontro puramente diplomatico ed economico si è intensificato attorno alla questione degli asset russi congelati in Europa. Lavrov, sempre nella medesima intervista, ha definito "un inganno e una rapina" il piano della Commissione europea volto a utilizzare tali beni, bloccati dopo l'invasione, per garantire un prestito di riparazione all'Ucraina. La proposta, che da settimane divide le capitali europee, incontra infatti la netta opposizione di diversi paesi, i quali esprimono forti perplessità sulla sua legittimità internazionale e temono ritorsioni da parte di Mosca. La preoccupazione è particolarmente avvertita in Belgio, dove la società finanziaria Euroclear detiene la gran parte di questi beni e potrebbe trovarsi esposta a contromisure legali o economiche.




