Lavrov: «Molti in Europa si preparano a un nuovo attacco alla Russia, invocando Hitler»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La commemorazione dell’81esimo anniversario della vittoria sovietica sul nazismo, celebrata ieri al ministero degli Esteri di Mosca con una cerimonia di deposizione di corone di fiori, si è trasformata nell’ennesima tribuna per un attacco frontale all’Occidente da parte del capo della diplomazia russa, Sergej Lavrov. In un discorso che ha volutamente ignorato le normali regole della prudenza retorica, il ministro ha accusato apertamente i paesi europei di covare un disegno aggressivo nei confronti della Federazione Russa, un piano che – a suo dire – troverebbe addirittura fondamento in una pericolosa rievocazione storica. «Molti in Europa – ha tuonato Lavrov – non esitano a invocare la ripetizione dell’esperienza di Hitler e si stanno preparando a un nuovo attacco alla Russia». La dichiarazione, ripresa immediatamente dalle agenzie di stampa, aggrava ulteriormente il clima di tensione che circonda il fragilissimo cessate il fuoco dichiarato da Mosca per le giornate dell’8 e 9 maggio, un armistizio che già sul nascere appare segnato da continue e reciproche accuse di violazione.

La retorica della “rinascita nazista” e l’ombra del riarmo tedesco

Il discorso del ministro degli Esteri russo non si è limitato a una sterile invettiva, ma ha cercato di inquadrare lo scenario geopolitico attuale in una sorta di continuum ideologico con la tragedia della Seconda guerra mondiale. Lavrov ha sostenuto che in Europa sia in atto un vero e proprio processo di reincarnazione del nazismo, alimentato – a suo giudizio – da quelle cancellerie occidentali che, dimenticando i costi umani del 1945, spingerebbero oggi per una «sconfitta strategica» della Russia. Particolarmente significativa è stata la stoccata indirizzata alla Germania, il cui cancelliere Friedrich Merz, recentemente, ha manifestato l’intenzione di rendere l’esercito tedesco il più potente del continente. Una prospettiva, quest’ultima, che Lavrov ha definito «sorprendente», sostenendo che i burocrati di Bruxelles stiano incoraggiando questi «sentimenti revanscisti» senza alcuna remora. Attraverso questa lente distorta, il sostegno occidentale a Kiev viene dunque interpretato non come una reazione all’invasione su larga scala, ma come il prodromo di una nuova offensiva diretta contro il cuore della Russia.

La tregua sotto tiro: accuse di 1.365 violazioni e la parata in bilico

La tensione evocata da Lavrov non è solo teorica, ma si innesta in un contesto operativo drammaticamente caldo. Mentre il Cremlino annunciava l’inizio di un cessate il fuoco di due giorni – scattato ufficialmente a mezzanotte per consentire lo svolgimento della parata sulla Piazza Rossa in sicurezza – la macchina della propaganda di guerra non si è fermata. Mosca ha infatti accusato Kiev di aver perpetrato «1.365 violazioni» della tregua appena proclamata, un computo dettagliato che include il lancio di 390 droni e sei missili contro obiettivi russi. Secondo il ministero della Difesa russo, le Forze Armate hanno già risposto «in modo speculare» a queste incursioni, vanificando di fatto sul terreno lo spirito dell’armistizio. Questa situazione paradossale, dove la tregua viene dichiarata a voce alta ma disattesa nei fatti, getta un’ombra pesantissima sulla parata dell’9 maggio, un evento sacro per la narrativa patriottica russa che si svolgerà sotto la minaccia concreta di raid nemici.

«Non ci sarà pietà»: l’avvertimento esplicito a chi vorrà sabotare le celebrazioni

A rendere l’atmosfera ancora più cupa è stato il tono dell’avvertimento conclusivo di Lavrov, un monito che ha scelto consapevolmente le parole della vendetta storica. Parlando di fronte alle lapidi dei caduti, il ministro ha voluto rimarcare la sacralità della festività, contrapponendola alla «follia» di chi, a suo dire, vorrebbe replicare gli errori del Terzo Reich. «Se ciò che i nazisti in rinascita in Occidente stanno facendo ora attraverso l’Ucraina – ha dichiarato senza mezzi termini – non ci sarà alcuna pietà per loro». La promessa di una risposta «spietata» in caso di attacchi a Mosca o di sabotaggi alle celebrazioni di domani è una chiara indicazione di come il Cremlino intenda giocare l’ultima carta della deterrenza psicologica. La parata dell’9 maggio, insomma, si annuncia come un test decisivo: da una parte la volontà di mostrare compattezza e forza nonostante le difficoltà belliche, dall’altra la necessità di prevenire qualsiasi gesto che possa trasformare la festa in un simbolo di vulnerabilità.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.