Voli, la guerra dei cieli tra Italia e Stati Uniti: cinque nuove rotte e un mercato che in Europa cresce più di tutti
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Redazione Economia
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Con tredici minuti di anticipo, quel Boeing 767 della United Airlines – decollato il pomeriggio prima da Newark, nei pressi di New York – è atterrato all’aeroporto di Bari alle 6:27 del mattino del due maggio, senza un solo posto libero a bordo. Si tratta, come è stato ampiamente documentato, dell’inizio delle attività del vettore statunitense in Puglia: quattro volte a settimana, prendendo di fatto il posto di Neos Air, la compagnia italiana che copriva la tratta l’estate passata. Ma c’è di più: l’arrivo di questo volo – accolto tra l’altro dal sindaco Vito Leccese e dal presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro – non è un fenomeno isolato, bensì il tassello di una strategia più ampia che vede il Belpaese trasformarsi nel teatro di una competizione senza esclusione di colpi tra i colossi dell’aviazione.
Un’offerta in forte espansione
A osservare il quadro generale, salta subito all’occhio come l’offerta di posti sui voli tra l’Italia e gli Stati Uniti stia crescendo oltre ogni altra misura in Europa: si parla di un balzo superiore all’otto per cento nel semestre aprile-settembre di quest’anno, mentre il resto del continente ristagna o addirittura arretra. Non si tratta solo di Bari, naturalmente. La Delta Air Lines, che mantiene la leadership con un milione e quattrocentomila sedili in vendita, sta per lanciare il collegamento New York-Olbia a fine maggio. L’American Airlines ha già iniziato il volo Milano-Miami, mentre Ita Airways – che non è da meno – ha inaugurato la rotta Roma-Houston, puntando a intercettare il traffico d’affari del settore energetico texano. Persino JetBlue, sebbene di dimensioni più ridotte, si è inserita nella mischia con un volo diretto tra Boston e Milano Malpensa.
Il fattore umano e il “ritorno alle origini”
In questo contesto di numeri e posizionamenti strategici, il volo United atterrato in Puglia offre però uno spaccato umano che i dati statistici non raccontano. Tra i centosessantasette passeggeri scesi dal velivolo, in prevalenza residenti nell’area metropolitana di New York, c’era chi l’italiano lo ha sempre parlato – seppur mescolato a un accento marcatamente americano – e chi invece la lingua di Dante non l’ha mai masticata, perché le origini legate ai nonni o ai bisnonni non sono state coltivate. E poi c’era un uomo di ottantotto anni che, accompagnato dalla figlia, non vedeva l’ora di mettere piede a Gioia del Colle, il paese in cui era nato suo padre: un viaggio sognato per una vita, reso possibile solo ora grazie alla scomparsa dei costi proibitivi e all’attivazione di questo ponte aereo. Altri, invece, aspettano solo di abbracciare una madre in Salento dopo trent’anni o di pranzare a casa di una sorella a Giovinazzo.
Strategie e concorrenza
La guerra dei cieli, se così la si vuole chiamare, vede schierati pesi massimi come United, Delta e American, ma anche contendenti di primo piano come Ita Airways, che continua a investire sul lungo raggio. A livello operativo, United ha scelto Bari – dove ora è l’unica a garantire il servizio diretto con gli Usa – dopo che Neos Air ha ridotto drasticamente la sua presenza, ma lo ha fatto in un momento in cui il mercato italiano assorbe nuova capacità meglio di qualsiasi altro paese europeo. Non è un caso che il senior vice president della compagnia, Patrick Quayle, abbia già fatto sapere che si stanno “guardando altre città italiane”. Nel frattempo, tra una dichiarazione di intenti e l’altra, i voli continuano a decollare pieni: sintomo che la domanda, alimentata sia dal turismo leisure sia dalle migliaia di italo-discendenti desiderosi di riscoprire le proprie radici, non accenna a diminuire.




