Fitch conferma il rating dell’Italia a BBB con outlook stabile, un verdetto che tiene conto dei punti di forza e delle debolezze strutturali del paese.
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Redazione Economia
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L’agenzia Fitch Ratings ha ribadito il giudizio sul debito sovrano italiano, attestandosi su ‘BBB+’ e confermando così la valutazione già assegnata lo scorso settembre, con prospettive considerate stabili. La decisione, ampiamente attesa dagli operatori finanziari, arriva al termine di una consueta revisione periodica e fotografa un paese la cui economia, pur nelle sue criticità, continua a mostrare fondamentali non trascurabili. Gli analisti di Fitch, nel rapporto diffuso nella giornata di ieri, hanno motivato la scelta sottolineando come il rating sia sorretto da una struttura produttiva di dimensioni rilevanti, caratterizzata da una marcata diversificazione settoriale e da una propensione per comparti ad alto valore aggiunto, fattori questi che, uniti ai benefici derivanti dall’appartenenza all’Unione europea e all’Eurozona – i quali garantiscono una cornice di stabilità istituzionale e finanziaria non indifferente – costituiscono un pilastro fondamentale per la tenuta del credito italiano. A ciò si aggiungono, come ulteriore elemento di supporto, gli elevati livelli di ricchezza privata accumulata e la presenza di indicatori di governance che l’agenzia giudica comparativamente solidi rispetto ad altri paesi con analogo profilo di rischio.
Debito pubblico e crescita: i due nodi strutturali che frenano il giudizio
Tuttavia, se questi sono i fattori positivi, il verdetto di Fitch non può esimersi dal considerare quelle che sono le note dolenti, da sempre al centro dell’attenzione degli investitori internazionali. L’ente di rating statunitense ha infatti puntualizzato come i suddetti punti di forza vengano di fatto controbilanciati, se non neutralizzati, da due criticità endemiche del sistema Italia. La prima, e più rilevante, è rappresentata dal livello ancora "molto elevato" del debito pubblico, un macigno che, nonostante le recenti moderati miglioramenti dei conti, continua a gravare sulle prospettive di finanza pubblica e a rendere il paese vulnerabile a eventuali shock esterni, siano essi di natura finanziaria o geopolitica. La seconda criticità, strettamente connessa alla prima, riguarda le "prospettive di crescita limitate nel medio periodo", un limite strutturale che, riducendo il potenziale di espansione del Prodotto interno lordo, vincola oggettivamente la flessibilità della politica di bilancio e, di conseguenza, la capacità concreta di avviare una significativa e duratura riduzione del peso del debito. In pratica, la macchina economica italiana, pur con motore efficiente, viaggia con il freno a mano tirato.
I numeri della finanza pubblica secondo le stime dell'agenzia
Entrando nel dettaglio delle cifre, il rapporto dell’agenzia fornisce un quadro articolato dell’andamento dei conti. Per quanto concerne l’indebitamento netto, Fitch stima che nel 2025 il deficit si sia attestato al 3,1 per cento del Pil, in linea con le previsioni governative e in miglioramento rispetto al dato dell’anno precedente. Le attese per il futuro prossimo sono di una contrazione ulteriore, con il rapporto deficit/Pil che dovrebbe scendere al 2,9 per cento nell’anno in corso e portarsi gradualmente al 2,7 per cento nel 2027. Più complessa, invece, la situazione sul fronte dello stock di debito. Secondo le elaborazioni di Fitch, l’incidenza del debito sul Pil dovrebbe toccare un picco del 137,8 per cento proprio nel 2026, per poi avviarsi, a partire dal 2027, su un sentiero di lenta discesa, con una riduzione stimata di almeno un punto percentuale all’anno. Questo miglioramento, si legge nella nota, sarà possibile grazie al mantenimento di avanzi primari sostenuti e a una, seppur moderata, crescita nominale dell’economia.
La politica di bilancio prudente e lo scenario macroeconomico atteso
Fitch ha inoltre voluto sottolineare come l’impostazione della politica di bilancio italiana continui a essere ancorata al nuovo quadro di regole europee, con il governo che sta seguendo un percorso di consolidamento graduale ma costante. La manovra per il 2026 è stata giudicata prudente, riflettendo gli spazi di manovra comunque limitati dalle attuali regole fiscali europee. Sul versante della crescita, le previsioni dell’agenzia parlano di un incremento del Pil dello 0,8 per cento sia per il 2026 che per il 2027, un ritmo moderato ma che dovrebbe essere sostenuto principalmente dalla domanda interna, grazie al recupero del potere d’acquisto delle famiglie e agli investimenti, anche quelli legati ai programmi europei e agli eventi sportivi in programma. Un contributo, quello delle esportazioni, che potrebbe invece risentire di un contesto internazionale reso più complesso da possibili tensioni commerciali e dall’andamento del cambio.




