Fitch conferma il rating dell’Italia a BBB con outlook stabile, un segnale di fiducia condizionato dal peso del debito
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Redazione Economia
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L’agenzia Fitch ha riconfermato il giudizio sul debito pubblico italiano, attestandolo a BBB+ con outlook stabile, una decisione che arriva a distanza di qualche mese dalla promozione ottenuta lo scorso settembre e che consolida la valutazione di un’economia, quella del nostro paese, ritenuta solida nelle sue fondamenta ma comunque esposta a rischi strutturali non indifferenti. La nota diffusa dall’istituto di rating internazionale sottolinea come il merito di credito nazionale tragga beneficio, innanzitutto, dalla natura di un sistema produttivo ampio, marcatamente diversificato e capace di esprimere un valore aggiunto rilevante sui mercati globali, fattori che si combinano con i vantaggi, in termini di stabilità istituzionale e finanziaria, che derivano dall’appartenenza all’Unione europea e, più specificamente, all’Eurozona.
A bilanciare questi elementi positivi, e a impedire un ulteriore miglioramento delle prospettive, rimane tuttavia il macigno del debito pubblico, la cui incidenza sul Prodotto interno lordo continua a rappresentare il principale fattore di vulnerabilità per i conti dello Stato. Le stesse stime dell’agenzia prefigurano per l’anno in corso un’ulteriore lieve crescita del rapporto debito/Pil, il quale è atteso attestarsi al 137,8 per cento nel 2026, per poi intraprendere – questa la previsione – un percorso di graduale discesa a partire dall’anno successivo, grazie al contributo di avanzi primari sostenuti e a una pur moderata dinamica del Pil nominale.
I conti pubblici under control e le stime sul deficit, tra prudenza e regole europee
Il mantenimento dell’outlook stabile, lungi dall’essere un semplice automatismo, poggia anche sulla lettura che Fitch fornisce dell’andamento della finanza pubblica, un ambito nel quale si registra un miglioramento del disavanzo, sceso al 3,1 per cento nel 2025 e destinato a contrarsi ulteriormente nei prossimi bienni, con previsioni che parlano di un deficit al 2,9 per cento per l’anno corrente e al 2,7 per cento per il 2027. La politica di bilancio, secondo gli analisti, resta saldamente ancorata al nuovo quadro di regole europee, riflettendo un approccio prudente e una limitata discrezionalità nell’espansione della spesa, in un contesto nel quale lo spazio di manovra per misure espansive, come eventuali sgravi fiscali, appare oggettivamente ristretto e comunque subordinato al raggiungimento degli obiettivi programmatici.
Non mancano, nelle valutazioni dell’agenzia, riferimenti alla ricchezza privata delle famiglie e ad alcuni indicatori di governance giudicati relativamente solidi, elementi che contribuiscono a compensare, almeno in parte, le criticità evidenziate sul versante della crescita. Le prospettive per l’economia italiana, infatti, si mantengono su ritmi contenuti: la previsione è per un incremento del prodotto interno lordo dello 0,8 per cento sia per il 2026 che per il 2027, una dinamica trainata essenzialmente dalla domanda interna e dal recupero del potere d’acquisto delle famiglie, mentre il contributo del settore estero rischia di essere penalizzato da un contesto internazionale che si annuncia complesso, con dazi statunitensi più elevati e un euro potenzialmente forte pronti a pesare sulle esportazioni.
I fattori di rischio e la vulnerabilità energetica, tra scenari geopolitici e demografia
Lo scenario macroeconomico tratteggiato da Fitch non trascura, del resto, i molteplici fattori di rischio che gravano sul profilo di credito italiano, a partire da quelli legati al contesto geopolitico internazionale. Il perdurare del conflitto in Medio Oriente, con le sue inevitabili ripercussioni sulla stabilità delle forniture e sui prezzi delle materie prime, rappresenta una minaccia concreta per un paese importatore netto di energia come l’Italia, particolarmente sensibile alle fluttuazioni dei costi energetici che possono riaccendere tensioni inflazionistiche e frenare la ripresa della produzione industriale.
A ciò si aggiungono limiti di natura più strutturale e di lungo periodo, che vincolano la flessibilità fiscale e la capacità stessa di ridurre il peso del debito: la demografia sfavorevole, una produttività che stenta a decollare e un tasso di utilizzo della forza lavoro ancora distante dai livelli ottimali sono tutti elementi che, nelle analisi dell’agenzia, contribuiscono a comprimere le potenzialità di crescita del paese e a mantenere vivo il vigilato scrutinio dei mercati sulla sostenibilità del suo debito sovrano.




