Il copione di guerra del Cremlino si abbatte su Odessa mentre a Istanbul falliscono i negoziati
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Redazione Esteri
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Mentre a Istanbul i rappresentanti di Kiev e Mosca si sedevano al tavolo dei negoziati, cercando invano una tregua che sembra sempre più lontana, il "copione di guerra" del Cremlino ha ripreso il suo corso implacabile. Nella notte tra mercoledì e giovedì, una pioggia di missili e droni si è abbattuta su Odessa, città che finora era rimasta relativamente al riparo dagli attacchi aerei russi. Le autorità locali hanno confermato almeno quattro feriti, mentre decine di residenti sono stati costretti a fuggire dalle proprie case, lasciandosi alle spalle colonne di fumo che si alzavano dal mercato storico, ridotto in cenere.
Quello che un tempo era considerato un gioiello del Mar Nero, con i suoi palazzi ottocenteschi e i monumenti patrimonio Unesco, è diventato l’ennesimo bersaglio di una strategia che sembra voler cancellare non solo le infrastrutture, ma anche l’identità stessa dei luoghi. Telegram e i social ucraini si sono riempiti di immagini che mostrano il centro cittadino avvolto dalle fiamme, mentre i soccorritori scavano tra le macerie.
A Istanbul, intanto, i colloqui sono durati appena quaranta minuti, senza alcun risultato concreto. E mentre la diplomazia falliva, sul campo la guerra si è fatta ancora più crudele. Nelle ultime ore, Kharkiv e il Donetsk sono stati colpiti da nuovi bombardamenti, con almeno 33 feriti causati da bombe plananti sganciate su aree residenziali. Ma la spirale di violenza non si è fermata ai confini ucraini: Sochi, località russa affacciata sul Mar Nero, è stata oggetto di un attacco con droni che ha ucciso due donne e ferito undici persone.




